Avevo molte domande da fare, e così Wayne, ma ci trattenemmo. Non chiedemmo neppure in seguito. Le storie erano lì e basta, non erano cose su cui fare domande o discutere. Zio David le raccontava e basta, uscivano da lui e ci entravano dentro diventando parte di noi, e in questo modo la sua memoria diventava nostra. Ma di domande non se ne facevano mai. Finché non ci raccontò la storia che mandò tutto all’aria.

Della short story La stanza d’inverno di Gary Paulsen la vera protagonista è una stanza. Sì, certo, ci sono Eldon che racconta le vicende, e suo fratello Wayne, e i loro genitori, e lo zio David e Nels; ma il centro di gravità attorno a cui ruota tutta la vicenda è la stanza con la stufa a legna di una fattoria sperduta nei boschi del Nord del Minnesota. Deserta e silenziosa per nove mesi all’anno, d’inverno diventa il luogo dei racconti di zio David e della memoria di sua moglie Anita, di Nels, dei boscaioli venuti dal Nord Europa, come Crazy Alen, e perfino di Orud il terribile e di sua moglie Melena. Ma andiamo con ordine…

Eldon e Wayne abitano insieme ai genitori, al prozio paterno David e a Nels, in una fattoria ai margini della foresta del Minnesota che arriva fino alla Baia dell’Hudson. Il villaggio più vicino è abbastanza lontano da non poterci arrivare a piedi e anche le fattorie confinanti, quelle degli Heming e dei Ransen, sono raggiungibili dopo un lungo cammino.

La vita di Eldon e Wayne è solo apparentemente isolata e vuota, perché, in realtà, trascorrono i nove mesi di bel tempo dando una mano nei lavori agricoli e nell’allevamento del bestiame, e tra aratura, semina, trebbiatura, mungitura, allevamento di maiali, mucche, galline e oche, produzione di burro e taglio del foraggio di tempo per annoiarsi ne rimane veramente poco. Nel poco tempo libero a disposizione, Eldon e Wayne fanno quello che tutti i bambini fanno: giocano. Giocano ai cowboy con i cavalli da traino Jim e Stacker, giocano alla caccia all’orso con il cane Rex, fanno la lotta, vanno in gita al Jenny’s Lake.

D’inverno, quando la terra si riposa e gli animali sono stati macellati e fuori è talmente freddo che bisogna scaldare le asce prima di usarle altrimenti si spezzano, Eldon e Wayne vivono nella stanza d’inverno, uno spazio vuoto raccolto attorno a due poltrone e un sofà addossati a una stufa a legna. Il tempo passa ad ascoltare le storie di zio David che racconta di sé, della sua famiglia e di un’epoca passata ma non conclusa, terribile ed eroica al tempo stesso.

Da giovane David viveva in Norvegia ed era brutto, ma brutto forte, e nessuna lo voleva. Nessuna a parte Alida, che invece era bellissima, e che lo aveva voluto a tutti i costi, ma che poi era morta di parto insieme al bambino. Così zio David aveva deciso di chiudere col capitolo donne e di andarsene dal suo villaggio, maledetto fin dai tempi dei Vichinghi, quando Orud il terribile aveva rapito una strega bellissima e potente che per vendetta lo aveva trascinato con sé sul fondo del mare e aveva maledetto tutti gli abitanti. Era partito per l’America, dove c’era bisogno di bravi boscaioli e lui era il migliore di tutti. Qui aveva conosciuto Crazy Alen, un patito degli scherzi, tanto da aver fatto della propria morte la burla più riuscita. Ma soprattutto aveva conosciuto Nels, col quale aveva condiviso il lavoro più duro che esiste e trascorso il resto della vita.

Un libro nato dall’esperienza diretta di Paulsen, che vive in un ranch in Minnesota, ama i cani e la natura, conosce benissimo i boschi che arrivano fino alla baia dell’Hudson e ha partecipato a due edizioni dell Iditarod Sled Dog race. Un libro in cui ritornano i temi cari all’autore: la natura, coi suoi colori, le luci, gli odori, i rumori, così viva e intensa da immergere il lettore nella stessa ambientazione in cui si trova il protagonista; la solitudine che non fa paura, perché è ricca e prolifica; la ricerca delle radici e il recupero della memoria; l’amore e il rispetto per gli animali, compagni di viaggio durante la nostra breve esistenza; l’orrore per la guerra, gli olocausti, le mattanze.

A chi vuole approfondire consiglio il saggio “Gary Paulsen, sull’avventura e altre sciocchezze” di Nicola Galli Laforest

Da anni in Italia è impossibile acquistare i libri di Paulsen perché sono tutti fuori catalogo e rintracciabili solo nelle biblioteche più accorte. Peccato, non solo perché Paulsen è un autore famosissimo e molto prolifico e le sue storie d’avventura sono classici del genere, ma soprattutto perché il suo modo di guardare il mondo e i valori di cui è portatore sono assolutamente alternativi a quelli dominanti oggi.

 

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