Ci sono storie che non vogliono essere dimenticate e fanno di tutto per tornare a galla a dispetto di chi le ha sepolte in un angolo nascosto della memoria. Non smettono di bisbigliare, lanciano messaggi e segnali, si palesano a tratti finché non incontrano qualcuno disposto ad ascoltarle. Il segreto di Mont Brulant – The Shadow Children di Steven Schnur edito da Mondadori nel 1997 nella collana Short racconta la storia del rastrellamento e della deportazione di un gruppo di bambini ebrei che gli abitanti di un piccolo villaggio francese hanno rimosso e dimenticato, finché un bambino non risveglia le coscienze e costringe gli adulti a fare i conti con quello che è stato, perché “I morti non vogliono essere dimenticati, non vogliono essere dimenticati.” Ecco lo spoiler…

Francia, secondo dopoguerra. Come tutti gli anni, all’inizio dell’estate Etienne si trasferisce dalla città in cui vive coi genitori a Mont Brulant, un villaggio di campagna dove il nonno (Grand-père) ha una fattoria. Sono sempre state vacanze libere e felici, ma quest’anno qualcosa è cambiato, non solo perché nel corso dell’inverno nonna (Grand-mère) è morta e gli abitanti del villaggio sono di un anno più vecchi e acciaccati, ma proprio perché l’atmosfera è diversa, tesa, sospesa.

Durante il tragitto dalla stazione ferroviaria alla fattoria, il carro su cui viaggia con Grand-père viene avvicinato da una bambina di circa 11 anni che tiene un neonato in braccio ed è seguita da due gemelli. Tutti e quattro sono sporchi, scalzi, coi vestiti logori e appaiono sperduti e affamati. La bimba allunga la mano ed elemosina da mangiare, senza dire una parola. Grand-père, inspiegabilmente, tira dritto, anzi sembra proprio non averla nemmeno vista. Etienne è turbato e quella notte stessa sogna i piccoli profughi nel terreno del nonno intenti a sfamarsi di pere. L’indomani Grand-père è infastidito dal racconto del sogno e, spazientito, dice al nipote che non permetterà agli zingari di rubargli il raccolto. Etienne, colpito dalla reazione del nonno, lascia cadere il discorso.

Le giornate successive passano tranquille: Etienne aiuta il nonno in campagna e dopo pranzo, mentre Grand-père si dedica al restauro di libri vecchi, sella la cavalla Reveuse e fa lunghe passeggiate nei dintorni. Nella pineta di Mont Brulant Reveuse si mostra nervosa e a disagio; non vuole assolutamente oltrepassare il vecchio ponte di pietra che si inoltra nel bosco. Perché? Quando Etienne ne parla a casa, il nonno gli spiega che quel sentiero è, in realtà, il tracciato di un vecchio tronco ferroviario dismesso dopo la Seconda Guerra Mondiale e afferma che Reveuse non era agitata ma semplicemente stanca per il lungo tragitto percorso. Madame Jaboter, la moglie del macellaio che ogni giovedì fa il bucato per il nonno, non sembra essere della stessa opinione e scongiura Etienne di non inoltrarsi nel bosco, infestato dai fantasmi dei bambini perduti.

Gli indizi per ricostruire la storia si accavallano. Su uno scaffale, nonno conserva una pila di libri antichi scritti in caratteri incomprensibili che gli furono consegnati durante la guerra da un giovane ebreo. Nel bosco di Mont Brulant risuona distintamente il fischio di un treno che tutti fingono di non sentire. Il sottobosco restituisce vecchi oggetti: un braccialetto d’oro con un ciondolo a forma di cuore inciso con gli stessi strani caratteri dei vecchi libri, un paio di occhiali fuori moda con la montatura a vista, tre biglie, una scarpa logora da neonato, un orologio da polso fermo sulle 12 meno 5, una penna stilografica che rilascia inchiostro indelebile. Senza contare che nel bosco vive sicuramente qualcuno: Etienne sente dei bambini catare e delle ombre si muovono sotto il ponte di pietra! Eppure, ogni volta che Etienne prova a intavolare il discorso, il nonno va in collera e Madame Jaboter piange. Nessuno vuole raccontare, tutti vogliono dimenticare.

Un pomeriggio assolato, mentre si sta recando al villaggio insieme al nonno e a Madame Jabotier, Etienne vede in lontananza una lunga fila di bambini laceri, guidati dalla stessa bambina che aveva visto il primo giorno. Ancora una volta la bimba si avvicina, allunga la mano a mendicare ed Etienne vede un numero tatuato sul polso, dello stesso colore dell’inchiostro che l’ha macchiato e che non riesce a lavare via. Ancora una volta grand-père e la Jabotier non vedono, o fingono di non vedere. Stavolta è troppo: Etienne costringe il nonno a parlare. Viene finalmente a sapere che anni prima, durante la Seconda Guerra Mondiale, Mont Brulant ospitò più di mille bambini ebrei, mandati dai genitori in quel sperduto villaggio nella speranza che potessero salvarsi dalle persecuzioni naziste e dalla deportazione nei campi di concentramento. Per mesi gli abitanti si prodigarono nell’assistenza ma un giorno dell’ultima estate di guerra arrivarono i nazisti e imposero loro di consegnare tutti gli ebrei, pena la fucilazione.

‘E avete consegnato i bambini?’ domandai incredulo.

‘Prego Dio che non l’avessimo fatto’ ammise lentamente Grand-père.

Quella notte stessa Etienne torna nel bosco e vede coi suoi occhi come andarono le cose. Incontra un giovane, Isaac, insieme alla bambina che ha già visto due volte, Sarah. Insieme a loro c’è un’intera classe di bambini ebrei nascosti sotto il ponte di pietra. Le voci di tanti altri bambini risuonano nel buio. Etienne parla con Isaac e cerca di convincerlo ad uscire dal bosco, perché la guerra. Isaac risponde che non possibile: lui e i bambini devono andare incontro al loro destino. L’ultimo desiderio è portare i saluti e ringraziare Monsieur Hoirie per quello che ha fatto per loro finché ha potuto. A mezzanotte meno 5 arriva un treno scortato da militari nazisti con mitragliatrici e cani feroci che costringono Isaac e i bambini a salire sul treno.

La mattina successiva Etienne si sveglia nel bosco e finalmente la macchia d’inchiostro è sparita. Torna dal nonno e trascorre con lui l’ultima settimana estiva. Non ci sarà un’altra estate a Mont Brulant, perché Grand-père morirà durante l’inverno.

Steven Schnur insegna letteratura in un college americano e ne Il segreto di Mont Brulant ritrovo i pregi e i difetti dei prodotti dei corsi di scrittura creativa. Lo stile è quello dei romanzi gialli, per cui si legge tutto d’un fiato, ma la rivelazione del mistero avviene troppo in ritardo rispetto all’intuizione dei lettori. Tuttavia, il libro ha il merito di affrontare alcuni temi difficili e dolorosi: l’impossibilità di dimenticare le tragiche vicende dell’Olocausto; la dicotomia tra giusto e ingiusto, coraggio e viltà, eroismo e paura in tempo di guerra; i sensi di colpa e i rimpianti dei sopravvissuti; l’opportunità o meno di giudicare, in tempo di pace, le azioni di chi visse in tempo di guerra e fu costretto a prendere decisioni difficili e tragiche per aver salva la vita.

Se volete leggere il libro potete trovarlo ancora sugli scaffali di molte biblioteche di pubblica lettura, in attesa che venga ristampato.

Citazione

Avevano tentato di dimenticare, Grand-Père e gli altri, i vecchi di Mont Brulant, ma i bambini non volevano essere dimenticati: quello che era successo in quei boschi NON SAREBBE MAI STATO DIMENTICATO. Madame Jaboter aveva ragione: le anime d’un migliaio di bambini smarriti infestavano quel luogo. Li sentivo, ora, stringermi le braccia, bisbigliarmi all’orecchio…
‘Fantasmi?’ chiesi, ancora sorridendo.
‘Sì, fantasmi’ bisbigliò lei, brusca.
‘Sono troppo grande per crederci.’
‘Allora chiamali MEMORIE.’
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