L’inventore di sogni di Ian McEwan è un libro strano e inquietante nella sua lineare normalità. Fin dalle prime pagine siamo proiettati dall’autore all’interno di una famiglia ‘normale’, la famiglia Fortune, benestante, affettuosa, premurosa e perbene. Eppure, noi lettori di altri libri di McEwan (ad esempio Fatto in casa o Giardino di cemento) ci aspettiamo che prima o poi all’interno di questa famiglia accada qualcosa di violento, perverso, sottilmente cattivo. Invece, niente di tutto ciò: alla fine, questo è un “racconto per ragazzi” che parla di una famiglia normale. Eppure il fatto che Peter sogni di possedere una Pomata Svanillina per fare svanire i genitori, qualcosa dovrebbe dircelo. Ecco lo spoiler, come al solito accurato!

Il libro è fatto a episodi. In “Due parole su Peter” conosciamo il protagonista, Peter Fortune, un bambino inglese di dieci anni che vive con i genitori e la sorellina Kate di sette anni. Gli adulti lo considerano strano, perché se ne sta spesso solo, zitto e immobile. In quei momenti, nessuno sa a cosa stia pensando. Le sue continue distrazioni gli causano spesso dei problemi, come quando dimentica la sorellina sull’autobus o si blocca davanti al foglio bianco del compito in classe. Gli insegnanti credono che sia stupido e che non abbia studiato, ma la verità è che Peter è impegnato a pensare a cose ben più complicate, come le somme di cifre elevate alla centesima potenza. Mentre appare assente e imbambolato, nella sua mente accadono cose straordinarie e meravigliose.

In “Le bambole” troviamo Peter che si intrufola nella cameretta della sorella e viene aggredito dalle sue bambole, capeggiate dalla Cattiva, che gli smonta un braccio e una gamba per sostituire i suoi mancanti e lo relega sullo scaffale al posto suo.

In “Il gatto” Peter scambia il suo corpo per quello di William, il vecchio gatto di casa in modo da avere le energie per lottare contro il prepotente gatto dei vicini e scacciarlo, vendicando l’onore del micio prima che muoia di vecchiaia.

In “La Pomata Svanillina” leggiamo di Peter che, durante un noiosissimo sabato pomeriggio, trova nel cassetto di cianfrusaglie della cucina un vasetto contenente una misteriosa pomata. Scopre casualmente l’eccezionale proprietà della crema: far svanire le persone che ne vengono cosparse. Peter decide, così, di far sparire tutta la sua famiglia, per poi pentirsene quando cala la notte e lui si ritrova completamente solo in casa. Fortunatamente, al suo risveglio, scorge i genitori e Kate in giardino e si accorge che è è ancora sabato pomeriggio.

In “Il Prepotente” troviamo Peter alle prese con Barry Tamerlane, il bullo della scuola, un bambino delizioso quando gli adulti sono presenti, ma assolutamente orribile quando è solo coi suoi compagni. Peter scopre il suo punto debole (dorme col pigiamino e abbracciato al suo orsacchiotto di peluche) e lo sfrutta per liberare i compagni dall’incubo-Tamerlane.

In “Il ladro” Peter è alle prese con un misterioso ladro, detto Sam Saponetta, che compie una serie di furti nelle abitazioni del quartiere in cui vive. Peter escogita un complicato piano per catturarlo e lo mette in atto quando, fingendosi malato, resta a casa da solo. Scopre così che il malvivente altro non è che la vecchia signora Goodgame, anziana vicina di casa, catechista che odia i bambini. Eppure quando rientrano i genitori, dal salotto di casa manca il televisore e … Peter sta dormendo al piano di sopra, in camera sua!

In “Il piccolo” leggiamo dell’arrivo a casa fortune di zia Laura e del figlioletto Kenneth. Mentre tutti adorano il piccolo, Peter detesta il cuginetto, un piccolo demonietto che gli distrugge i giocattoli e i giornalini preferiti e ingoia perfino la sua biglia preferita. A causa di una strana magia fatta da Kate, però, Peter si ritrova nel corpo del cuginetto e vive tutte le emozioni e le sensazioni di un neonato. Così si rende conto del perché i neonati prendono gli oggetti e li portano alla bocca e di come soffrono quando vengono strapazzati. Rientrato nel suo corpo, Peter tratta Kenneth con affetto e dolcezza.

In “I grandi” seguiamo Peter e la sua famiglia al mare in Cornovaglia. Peter è felice di trascorrere tutte le estati sempre nello stesso posto, perché si è fatto tanti amici e, insieme alla cosiddetta Banda del Mare, vive ogni giorno una serie di fantastiche avventure: ingaggia battaglie con immaginarie navi pirata, costruisce fortini sul bagnasciuga o inventa storie di paura. Non si spiega, invece, perché gli adulti trascorrano il loro tempo libero in commissioni noiose come andare dal meccanico, dal carrozziere, in posta, correre al supermercato a comprare un sacco di cianfrusaglie di cui potrebbero tranquillamente fare a meno. E ancora più inspiegabile è il fatto che gli adulti hanno dimenticato come si fa a divertirsi! Per loro il massimo è stare pigramente sdraiati in spiaggia a dormicchiare o chiacchierare del più e del meno. Inaspettatamente, una mattina, Peter si sveglia adulto e vive una giornata da adulto: si fa la barba, legge i quotidiani, telefona in ufficio e si concede una passeggiata. E’ camminando insieme a Gwendoline che scopre un’emozione intensa e inebriante: l’amore! Quando, poco dopo, si risveglia di nuovo bambino, Peter è felice di tornare a giocare con la Banda del Mare; ha, però, capito che per tutta la vita ci saranno nuove, meravigliose avventure da vivere.

I temi toccati dall’autore sono tanti e facilmente riconoscibili dai ragazzi all’interno dei racconti: il rapporto degli adolescenti con gli anziani, i fratelli e coi più piccoli; l’amore-odio per i genitori; il tema della morte; il bullismo.

L’incipit

Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue, e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne, s’intende il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare. Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che cosa c’era in lui di così complicato? Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L’altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un’ora per stare tranquillo in qualche posto, che so, nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri. Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.

Annunci