Fine settimana di pioggia battente, non ho avuto mezza voglia di mettere il naso fuori casa se non per portare a spasso la Sofia. Ho, però, sbrigato un sacco di faccende in casa, lasciate in sospeso da tempo immemore. Come da prassi, l’ho fatto ascoltando un audiolibro. Questa volta la scelta è caduta su “A mezzanotte. Racconti di fantasmi” edito da Biancoenero Edizioni nella collana ad alta leggibilità Raccontami. Si tratta di cinque classici del racconto horror, adattati da Emma Schreiber e letti da Giulio Scarpati. Ecco un breve riassunto di ciascuno di loro…

In ‘I morti non risorgono’ Jack London ci racconta una storia di marineria. A bordo della Sophie Southerland, in viaggio verso il Giappone, ci sono undici marinai semplici e un manovale nativo del Missouri, totalmente inadatto alla vita di mare e incapace di imparare anche solo le manovre più semplici. Il manovale è un bruto, immondo e schifoso, e ben presto viene emarginato dal resto dell’equipaggio, che non gli rivolge mai la parola. Gravemente malato, il manovale muore nell’indifferenza generale e viene gettato a mare. Per spavalderia e protagonismo, un giovane  marinaio occupa la sua cuccetta, a dispetto della credenza che chi occupa il posto di un morto non arriva sano alla fine del viaggio. Imparerà a sue spese che i morti risorgono davvero e appaiono nel luogo in cui sono morti per terrorizzare e perseguitare i vivi e addirittura farli morire di spavento.

Protagonista di ‘La mezzatinta’ di Montague R. James è, invece, il direttore della Raccolta di Stampe di un Museo universitario inglese, che acquista per 2,2 sterline una mezzatinta in cornice nera raffigurante una veduta di residenza di campagna. “Rappresentava una villa di campagna, non molto grande, con tre file di finestre, tetto piatto con balaustra e vasi agli angoli, e un piccolo portico al centro. Ai due lati della villa, c’erano gruppi di alberi e sul davanti un ampio prato. Sul margine della stampa era incisa la scritta A. W. F. SCULPSIT senza altra indicazione.” A dispetto della qualità mediocre e del tratto amatoriale, il prezzo è alto e questo incuriosisce l’esperto acquirente. In effetti la mezzatinta ha qualcosa di insolito: personaggi e ambientazione mutano nel corso del tempo. Una losca figura ad esempio emerge dall’estremità dell’incisione e avanza verso una delle finestre della casa. In un crescendo di suspense il protagonista scoprirà un’atroce verità.

In ‘Calura d’agosto’ di William F. Harvey il pittore James Clarence Withencroft, alle 18.40 del 20 agosto 19.., nei pressi di un cimitero si imbatte in un misterioso marmista che, per puro caso, ha lo stesso identico volto di un soggetto che aveva dipinto quella mattina stessa. Il Sig. Atkinson, così si chiama, sta lavorando a una lapide che reca inciso “In memoria di James Clarence Withencroft, nato il 18/01/1860, morto improvvisamente il 20/08/19.. In vita siamo già nella morte” Il Sig. Withencroft mostra a sua volta il dipinto al marmista, e i due, profondamente colpiti da questa incredibile coincidenza, cenano insieme e conversano in attesa di ciò che inevitabilmente accadrà a mezzanotte.

‘Nella cripta’ di Howard P. Lovecraft è la storia dello sbadato e ubriacone Sig. Birch, di professione becchino, che nel pomeriggio del Venerdì Santo 1891 si reca alla camera mortuaria del cimitero di Peck Valley a prelevare la salma di un certo Matt Fenner. Superata la porta pesante si ritrova tutto solo in un umido e maleodorante stanzone, al cui interno vi sono otto bare, tra cui quella di Asaph Sawyer, un vecchio, morto poco dopo Fenner, famoso per il suo carattere maligno ed estremamente vendicativo. Quando Sawyer era morto, Birch aveva recuperato per la salma una bara mal riuscita e, di nascosto da tutti, gli aveva troncato i piedi pur di farlo entrare nella cassa. A causa di una folata di vento, Birch resta intrappolato dentro la cripta e tenta di uscire da una feritoia posta nel tetto. Tra spinte e scossoni, Birch impila le bare in modo da salirci sopra e raggiungere la feritoia. Nel tentativo di evasione, però, qualcosa non funziona. Il coperchio della bara su cui Birch è in piedi cede e le sue gambe sprofondano nella cassa. Birch si aggrappa ai bordi della feritoia, ma sente qualcosa che lo trattiene per le caviglie. “Dolori terribili, come pugnalate inferte con selvaggia violenza, gli trafissero i polpacci.” Il terribile Asaph aveva conservato la sua natura vendicativa anche da morto e aveva voluto lasciare un segno tangibile della sua vendetta sul becchino: “Egli rimase storpio per sempre perché i tendini principali erano stati tagliati; ma la più grave invalidità gli era rimasta nell’anima.”

Il più famoso racconto della collezione è senza dubbio ‘La maschera della morte rossa’ di Edgar A. Poe. Una terribile pestilenza, la Morte Rossa, sta devastando la contrada del principe Prospero, uomo spavaldo e temerario: i morti a causa della pestilenza non si contano,  i superstiti fuggono per evitare il contagio. Prospero e la sua corte si sono barricati a Palazzo, così da evitare il contagio, e trascorrono le giornate avventatamente, con balli, musiche, scherzi di buffoni. Dopo un lungo isolamento, il principe decide perfino di dare un ballo in maschera. Vengono quindi allestite sette stanze, ciascuna di un colore diverso: azzurro, porpora, verde, arancione, bianco, viola, nero. I partecipanti si accalcano nelle prime sei ed evitano l’ultima. Alla festa partecipa anche una figura misteriosa, che indossa un sudario sporco di sangue e una maschera funeraria. La figura attraversa tutte e sette le stanze tra lo sconcerto dei presenti, che si fanno da parte ed evitano di toccarla. Prospero, insultato da quello che crede un orribile scherzo, si scaglia contro il misterioso ospite con l’intenzione di ucciderlo, ma cade a terra morto stecchito. Solo allora i presenti si accorgono che sotto il sudario e la maschera funebre si nasconde la Morte Rossa! I cortigiani muoiono a uno a uno e la Morte Rossa regna infine sull’intera contrada.

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