Ormai non faccio più pulizie né stiro senza ascoltare un audiolibro! Sabato è toccato a un grande classico d’avventura: “20.000 leghe sotto i mari” di Jules Verne. Pubblicato a puntate nel 1871, il romanzo è il riflesso della visione positivista e della fede nel progresso scientifico e tecnologico dell’autore, grande inventore di macchine fantastiche. Di un positivismo, però, non svuotato di sensibilità ma ancora capace di stupirsi e meravigliarsi della natura che ci circonda e di cui dobbiamo avere rispetto e cura. Così, durante la lettura (o l’ascolto) oltre a un incredibile sottomarino, mute da palombaro con zaini equipaggiatissimi, scialuppe velocissime, armi mirabolanti incontriamo, con un certo timore, piovre giganti, perle enormi, foreste di alghe, squali feroci, vulcani sottomarini, banchise di ghiaccio, tunnel sotterranei, correnti fortissime. Su questo sfondo si svolge la vicenda umana dei due protagonisti, Aronnax, uomo di scienza, curioso e appassionato di viaggi e scoperte, e Nemo, misterioso capitano animato da un sentimento di tremenda vendetta. Consiglio a tutti di avvicinarsi a “20.000 leghe sotto i mari” partendo dalla bella riduzione fatta da Biancoenero edizioni che mette a disposizione un’edizione ad alta leggibilità, corredata da un audio-CD per facilitare (o sostituire) la lettura. Anche Lattes ha in catalogo il romanzo, alle stesse condizioni. Ecco il riassunto dettagliato, come al solito…

La vicenda inizia nel 1866 quando in mezzo mondo non si fa che parlare di un mostro che vive negli abissi e che affonda le navi che incrociano il suo passaggio. Le testimonianze dei pochi sopravvissuti raccontano di bagliori fluorescenti e di una massa in grado di muoversi a velocità prodigiosa e sbuffare colonne d’acqua alte fino a 50 metri. Il governo degli Stati Uniti decide di intervenire (eheheheh ma pensa un po’) e arma l’Abraham Lincoln per dare la caccia alla misteriosa creatura. A bordo salgono anche Pierre Aronnax, celebre naturalista del Museo di Storia Naturale di Parigi famoso per aver pubblicato un’opera sulla vita sottomarina, il suo fedele domestico Conseil, e un canadese, Ned Land, ritenuto il re dei fiocinatori.

Dopo tre mesi di navigazione infruttuosa, quando il Comandante Farragut si decide a rientrare a New York, l’Abraham Lincoln incrocia finalmente il mostro al largo delle coste del Giappone. Durante lo scontro la Lincoln viene speronata e il timone e la barra sono distrutti. La nave diviene di fatto ingovernabile e va alla deriva. Durante l’urto, Aronnax e Conseil cadono in mare e restano per ore in balia delle onde. Prossimi alla morte, approdano fortunatamente su qualcosa di duro e metallico e lì incontrano Ned Land, anche lui scaraventato in mare. Ned è in piedi sopra quella che crede essere un’isola galleggiante. Aronnax capisce, invece, di essere approdato su un sottomarino e la sua ipotesi è confermata dall’arrivo di otto uomini dell’equipaggio a volto coperto, che li catturano e li portano all’interno.

Una volta a bordo, i tre si trovano al cospetto di Capitan Nemo, comandante del Nautilus, che li considera prigionieri catturati dopo un regolare combattimento in mare e, in cambio della libertà, offre loro l’opportunità di intraprendere un meraviglioso viaggio negli abissi, durante il quale scopriranno cose ignote e sbalorditive.

Ha così inizio un viaggio lungo 20.000 leghe francesi – cioè 80.000 km – pieno di imprevisti e avventure.

La prima avventura consiste nella scoperta delle meraviglie tecniche e tecnologiche del Nautilus, che è dotato di uno sfarzoso salone, una biblioteca con 12.000 volumi, un museo con dipinti e statue, una sala con svariati strumenti di navigazione, una cucina fornitissima, un dormitorio per l’equipaggio, diversi bagni, una sala macchine e una cabina di comando con enormi vetrate. Il Nautilus è un vero e proprio mondo a parte, a propulsione elettrica, che Nemo ha costruito solo per sé.

Il 16 novembre i tre protagonisti sono invitati ad una battuta di caccia, o meglio, ad un’escursione nelle foreste sottomarine dell’isola di Crespo, nell’Oceano Pacifico. Indossando speciali scafandri forniti di generatori d’aria “formato zainetto”, passeggiano per ore tra foreste di alberi sottomarini e pergolati di alghe e cacciano una lontra con un fucile elettrico inventato da Nemo.

Il 28 gennaio dell’anno successivo, il Nautilus è al largo di Ceylon, nel mar asiatico. Nemo invita i tre prigionieri a un’altra escursione sottomarina durante la quale vedono un’ostrica lunga 2 metri contenente una perla grande come una noce di cocco. Durante la passeggiata Nemo e Ned salvano un povero pescatore di perle dall’attacco di uno squalo e Nemo gli fa dono di tutte le perle raccolte, giustificandosi con Aronnax con queste parole: “Quel povero indiano è abitante di un Paese oppresso e io sono e sarò sempre finché vivrò un difensore degli oppressi!”

Il 6 febbraio il Nautilus è nel Mar Rosso e il 10 passa nel Mediterraneo senza passare dal Canale di Suez (allora ancora in costruzione) ma utilizzando un passaggio segreto a pochi chilometri da Porto Said, sulla costa egiziana.

Il 14, al largo di Cipro, Nemo regala un tesoro in lingotti d’oro a un patriota greco – Nicholas –  perché lo spenda per la causa cipriota.

Il 18 febbraio il Nautilus oltrepassa lo Stretto di Gibilterra e inizia la navigazione dell’Atlantico. A differenza di Aronnax e Conseil, Ned Land non è interessato alle scoperte scientifiche e pianifica una fuga notturna. Tuttavia, il giorno stabilito, il Capitano Nemo invita Aronnax e i compagni a una nuova escursione, questa volta nella Baia di Vigo, dove giacciono dei galeoni spagnoli settecenteschi. Il Capitano fa incetta di quanto più oro possibile, non certo per sé ma per donarlo ai popoli oppressi che lottano contro gli invasori. Il tentativo di fuga, ovviamente, fallisce e il Nautilus riparte in direzione Sud-Ovest.

Una notte, il Capitano Nemo dà ordine di interrompere la navigazione e invita il professore a una passeggiata notturna sui bordi di un cratere inabissato a visitare i resti di un’antica città con templi e colonne di fattura greca. Nemo confida al professore ciò che lui aveva già capito da tempo: si tratta delle rovine del continente perduto di Atlantide.

Il sommergibile prosegue il suo viaggio fino ad arrivare, il 21 marzo 1868,  al Polo Sud, dove Nemo pianta il suo vessillo con una N d’oro in campo nero.

Dopo essere rimasti bloccati sotto la banchisa di ghiaccio ed essere sopravvissuti grazie alle tecnologie di cui il Nautilus è dotato, il 31 marzo Nemo e gli ospiti raggiungono Capo Horn e il 4 aprile giungono in vista delle coste dell’Uruguay. Aronnax fa il conto delle miglia percorse fino a lì e le stima pressapoco a 16.000. L’11 aprile il sommergibile passa l’Equatore, il 20 è al largo delle Isole Bahamas dove subisce l’attacco di un branco di piovre giganti della lunghezza di 8 metri. Nemo, gli ospiti e l’equipaggio sono costretti a uscire e combattere contro i mostri e un membro dell’equipaggio perde la vita. Aronnax scopre Nemo guardare l’orizzonte col volto rigato di lacrime.

Il 1 maggio il Nautilus è di fronte alle coste degli Stati Uniti. Più volte Land ha tentato di organizzare un piano di fuga, anche contro la volontà di Aronnax, restio a interrompere la navigazione tante sono le scoperte per i suoi studi sul mondo marino. Ned Land, vista la vicinanza di Long Island, ne approfitta per tentare la fuga, ma il sottomarino viene sorpreso da una tempesta e Nemo decide di salpare in direzione Nord-Est.

Oltrepassata l’Irlanda, il Nautilus passa attraverso la Manica e fa visita a una nave francese inabissata, “Il Vendicatore“. Raccontando la storia del naufragio Nemo si commuove e Aronnax capisce che “l’odio profondo e spaventoso che egli nutriva per il mondo doveva derivare da un’ingiustizia , una ferita che chiedeva ancora vendetta.”

Improvvisamente, al largo appare una nave da guerra che cannoneggia il Nautilus. Nemo lancia il sottomarino a tutta velocità e perfora la nave da parte a parte mandandola a picco “con il suo carico di corpi straziati”. Aronnax, indignato e sconvolto, vorrebbe chiedere conto a Nemo di questa nefandezza, ma si blocca di fronte all’immagine dell’uomo che piange guardando la fotografia di una donna e due bambini.

“Nei giorni successivi il Nautilus viaggia, senza meta, a velocità folle, nell’Atlantico settentrionale.” Aronnax per giorni non vede né il Capitano né nessun membro dell’equipaggio e si risolve a cedere alle richieste di Ned di abbandonare il sottomarino. Nella sala macchine i tre staccano un canotto dalle viti di fissaggio e proprio nel momento in cui si apprestano a metterlo a mare sentono rumori e voci concitate. Il Nautilus sta per essere risucchiato dal terribile gorgo del Maelström, vicino alle coste della Norvegia, dove “per caso o forse per scelta è stato condotto dal suo Capitano”. Scaraventati fuori dalla nave, i tre fuggitivi perdono conoscenza e si risvegliano, sani e salvi, nella capanna di un pescatore in una delle Isole Lofoten, dove vengono rimessi in forze in attesa di poter fare ritorno in Francia.

Mentre è in convalescenza, Aronnax ripensa al suo incredibile viaggio “lì dove nessun uomo era mai giunto prima e che solo il progresso ha reso possibile. In meno di 10 mesi ha percorso 20.000 leghe sotto i mari, cioè 80.000 chilometri esplorando il fondo del Pacifico, dell’Ocean Indiano, del mar Rosso, del Mediterraneo e dell’Atlantico.” Spesso pensa al Capitano Nemo, augurandosi che sia sopravvissuto al Maelström, che “corra ancora per l’oceano sconfinato che si è scelto per patria” e che soprattutto “la contemplazione delle meraviglie della natura possa placare l’odio e il desiderio di vendetta che lo tormentano.”

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