Per il ponte di San Petronio (il 4 ottobre, per chi non è di Bologna) sono stata in Tirolo a cazzeggiare tra castelli medievali, centri benessere e pasticcerie – le care, vecchie, rassicuranti Konditorei con le loro torte alte 15 centimetri disseminate in vetrine di 10 metri di lunghezza. Ho viaggiato leggera, anzi: leggerissima. Mi sono portata dietro solo un libro, ma che libro! Il segno dei quattro di Arthur Conan Doyle, la seconda avventura di Sherlock Holmes e del dottor Watson (dopo Uno studio in rosso, ricordate?), un polpettone che dosa saggiamente delitti efferati, biglietti misteriosi, una ragazza in difficoltà, un tesoro scomparso, una mappa, il gusto per l’esotico, l’esaltazione della ragione e della scienza e l’atmosfera della Londra di fine ‘800. Ecco lo spoiler…

Nel suo appartamento al 221B di Baker Street, Londra, qualcuno si sta annoiando a causa di una prolungata inattività. E’ Sherlock Holmes, investigatore privato, consulente di Scotland Yard e della gendarmeria francese, dotato di fantastiche doti investigative e di altrettanta vanità. A fargli compagnia c’è Watson, ufficiale medico dell’esercito di Sua Maestà a riposo, che da qualche anno coabita con Holmes.

Improvvisamente, irrompe nella stanza una giovane donna, bionda, delicata ed elegante, nonostante l’abbigliamento denoti una certa modestia. Si presenta come la signorina Mary Morstan ed espone il suo caso: orfana di madre, figlia di un capitano dell’esercito di stanza in India, trascorse la giovinezza in un collegio di Edimburgo, finché un giorno, all’età di 17 anni, ricevette un telegramma in cui il padre le annunciava di essere tornato a Londra e la invitava a fargli visita in albergo. Recatasi nel luogo indicato, non lo aveva trovato e l’aveva aspettato invano per tutta la notte, finché il giorno seguente, 3 dicembre 1878, si era decisa a recarsi alla polizia per sporgere denuncia. Le ricerche si erano purtroppo dimostrate vane. Era stato rintracciato un commilitone di Morstan, il maggiore John Sholto, ma purtroppo anche lui non aveva saputo fornire notizie utili. Dopo quattro anni dalla scomparsa del padre, Mary aveva ricevuto per posta una perla meravigliosa, e da allora ne aveva ricevuta una ogni anno, nello stesso giorno. Quella mattina, però, era accaduto qualcosa di strano: le era stato consegnato un biglietto in cui lo sconosciuto benefattore le dava un appuntamento. Mary non se la sentiva di andare sola, così la sua amica Miss Forrester le aveva consigliato di assumere Holmes.

Holmes e Watson accettano di aiutare Miss Morstan e la accompagnano all’appuntamento. Durante il tragitto Mary racconta che il padre e il maggiore Sholto avevano prestato servizio insieme nelle isole Andamane e Sherlock nota che Sholto era morto esattamente una settimana prima del giorno in cui Mary ricevette la prima perla.

Giunti a destinazione, i tre scoprono che il loro ospite è nientemeno che Thaddeus Sholto, il figlio del maggiore. L’uomo, basso di statura, piuttosto gracile e malmesso, mosso dai sensi di colpa, inizia a raccontare quello che sa del legame tra il padre e il capitano Morstan. Durante il loro soggiorno in India, Sholto e Morstan erano entrati in possesso di un favoloso tesoro. Sholto fu il primo a rientrare in Inghilterra e portò con sé il tesoro. Poi arrivò Morstan e si presentò dal compagno d’armi per reclamare la sua parte. Tra i due scoppiò una lite furibonda, durante la quale Morstan ebbe un attacco di cuore e morì. Sholto, preoccupato di essere accusato di omicidio, si sbarazzò del cadavere dell’amico e tenne il tesoro tutto per sé. Anni dopo, in punto di morte, Sholto ordinò ai figli di cercare Mary e di darle la sua parte di tesoro. Vi erano, però, vari misteri legati a quel tesoro. Intanto, Sholto senior non aveva fatto in tempo a dire dove aveva nascosto il forziere. Poi, il giorno stesso della sua morte la sua camera era stata messa in disordine e sul suo cadavere era stato posto un biglietto con su scritto Il segno dei quattro. Infine, il vecchio Sholto aveva sempre avuto un sacro terrore nei confronti degli uomini con una gamba di legno e, guarda caso, nel giardino della villa, il giorno dopo l’effrazione, erano state rinvenute orme di un uomo con una gamba di legno.

Dopo questi fatti, Thaddeus e suo fratello gemello Bartholomew erano entrati in disaccordo: Thaddeus avrebbe voluto eseguire le volontà del padre, mentre Bartholomew si era rifiutato di dare a Mary la sua parte. Così Thaddeus aveva lasciato la casa del padre e aveva spedito a Mary una perla ogni anno, come gesto riparatore. Solo pochi giorni prima, Thaddeus aveva saputo che Bartholomew aveva finalmente ritrovato il tesoro e aveva convocato Mary per aiutarla a recuperare la sua parte legittima.

Quella sera stessa, il gruppetto raggiunge la tenuta della famiglia Sholto e trova la governante in stato di grande agitazione perché Bartholomew non era uscito dalla stanza per tutto il giorno. Holmes e Watson sbirciano dal buco della serratura, abbattono la porta e rinvengono il cadavere dell’uomo, ucciso da una spina avvelenata conficcata nel collo. Dopo aver esaminato la stanza, Holmes si dice certo che l’assassinio sia stato commesso da due persone, una delle quali aveva una gamba di legno, per rubare il tesoro di Agra, che risulta irreperibile. Thaddeus viene comunque arrestato dall’ispettore di polizia (un vero incapace!) giunto sul luogo del delitto.

Holmes e Watson si lanciano all’inseguimento dei due assassini con il cane, Toby, che, seguendo l’odore di creosoto, li guida fino ad una rimessa sul Tamigi. Qui scoprono che un uomo con una gamba di legno aveva noleggiato la barca più veloce tra quelle a disposizione, l’Aurora, ed era salpato a tutta birra. Nei giorni seguenti Holmes recluta una banda di ragazzi di strada per cercare la barca sul fiume ma, non riuscendo a ottenere da loro alcuna informazione utile, si traveste e indaga, scoprendo che l’Aurora era stata modificata in modo da non essere riconosciuta.

Coinvolti alcuni ufficiali della polizia, insieme a Watson si lancia all’inseguimento dell’Aurora. Quando scorgono la nave, vedono sul ponte un uomo con barba fluente e una gamba di legno e un piccolo indigeno che tenta di ucciderli con frecce avvelenate. L’Aurora si incaglia, l’indigeno viene ucciso e l’uomo dalla gamba di legno viene catturato.

L’assassino confessare il delitto e spiega la storia per filo e per segno. Dice di chiamarsi Jonathan Small e di essere il legittimo proprietario del tesoro di Agra, avendolo sottratto all’uomo che lo trasportava, Acmet, insieme a tre guardie arabe. Small nascose il tesoro nel forte di cui era il guardiano e disegnò quattro mappe, una per sé e una per i tre arabi cospiratori e le marchiò col segno dei quattro. In seguito i cospiratori furono scoperti e imprigionati per l’omicidio dell’emissario. Small fu inviato in una colonia penale nelle isole Andamane dove fece amicizia con un nativo, Tonga, che divenne il suo compagno fedele. Dopo qualche tempo, corruppe due militari di stanza sull’isola, Sholto e Morstan, perché lo aiutassero a fuggire in cambio di una quota del tesoro. I due, però, si misero d’accordo tra loro e, una volta avuta la mappa, tradirono Small e rientrarono in Inghilterra col tesoro. Small riuscì a scappare dall’isola con Tonga e, dopo molti anni, riuscì a rintracciare l’indirizzo di Sholto. Arrivò pochi giorni prima della sua morte e fu responsabile dell’effrazione e dell’apposizione del biglietto sul morto. Non fu, invece, responsabile della morte del figlio di Sholto, Bartholomew, perché fu il suo complice ad assassinarlo senza pietà.

Small conclude il racconto rivelando che nel corso dell’inseguimento sul Tamigi aveva gettato il tesoro in acqua, in modo che se non fosse stato suo non sarebbe stato di nessun altro. Il forziere infatti risulta vuoto.

Small, così, viene portato in prigione e Watson, innamorato di Mary Morstan, le chiede di sposarlo e lei accetta di buon grado.

A ‘sto giro ho letto la riduzione di Biancoenero Edizioni a catalogo nella collana Raccontami. Si tratta di una versione che risponde ai criteri di alta leggibilità, ovvero

  1. accortezze sintattiche e lessicali
  2. capitoli brevi e caratteri spaziati
  3. righe di lunghezza irregolare per seguire il ritmo della narrazione
  4. font studiati per chi ha problemi di dislessia
  5. carta color crema che stanca meno la vista
  6. CD audio per accompagnare la lettura

Anche Lattes Editori nella collana Per Tutti! mette a disposizione una riduzione in versione cartacea ad alta leggibilità, corredata di CD audio, o in versione digitale. L’edizione cartacea contiene le prove Invalsi per gli studenti e gli insegnanti possono scaricare le soluzioni direttamente dal sito dell’editore.

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