Primo libro di Paola Capriolo che leggo, Io come te (EdizioniEL) rielabora, in forma romanzata e con stile semplice, una storia di attualità che ci insegna a spegnere il giudizio e ad accendere la compassione. Il messaggio della lettura è forte e chiaro: tutti, giovani e adulti, dobbiamo imparare a essere più tolleranti e comprensivi nei confronti di chi è costretto a lasciare gli affetti familiari per inseguire la speranza di una vita dignitosa nel nostro paese. Ecco il riassunto…

E’ la notte di Halloween. Luca, un adolescente di buona famiglia, è in discoteca, solo al tavolino, perché la sua ragazza, Susi, di punto in bianco lo ha mollato. Dei bulli di quinta superiore – teste rasate, pelle nera, anfibi e borchie – lo avvicinano, con fare stranamente amichevole, gli offrono compagnia e gli pagano perfino da bere: birra, tanta birra. Più il tasso alcolico sale, più Luca rivaluta i quattro teppistelli. A fine serata li giudica perfino simpatici. Gente “a posto”, insomma.

Alle due, il gruppetto esce dal locale e accompagna Luca per un tratto di strada. Giunti in un parco, i quattro appiccano il fuoco ad un uomo che dorme su una panchina. Luca, stordito dall’alcol, spaventato e un po’ superficiale (come tanti altri suoi coetanei), assiste alla scena inorridito, eppure non chiama la polizia ma scappa a casa.

Dopo una notte insonne, roso dai sensi di colpa, cerca su Internet notizie sulla vicenda e scopre che l’uomo non è morto ed è ricoverato al Policlinico della città. Il giorno stesso si reca in ospedale e scopre dal personale sanitario che si tratta di un cingalese, Rajiva Bawa, uno dei tanti “clandestini” che sbarcano il lunario vendendo rose agli angoli delle strade, fuori dai cinema e dai ristoranti. Rajiva ha subito gravi ustioni e dovrà restare ricoverato per almeno due mesi. Da quel giorno, Luca si reca quotidianamente in ospedale.

Il quinto giorno, Rajiva è abbastanza in forze da parlare e racconta a Luca la sua storia: ha 40 anni, è originario di Ceylon, dove vivono ancora la moglie e i due figli, è venuto in Italia perché nel suo paese non c’è lavoro; quel poco che guadagna vendendo rose gli basta per mantenere i familiari a Ceylon…

Deciso ad aiutarlo, Luca si prepara a vendere le rose per strada: compra un fondotinta coprente e scuro, recupera abiti destinati alla carità, trova un fiorista disposto a vendergli ogni sera i mazzi di rose invenduti a poco prezzo.

Una sera, esce di casa di nascosto dai suoi e inizia la sua avventura di venditore ambulante extracomunitario clandestino. Vive così sulla sua pelle una vita fatta di paura di essere scoperti e rispediti in patria, di umiliazioni, diffidenza ed intolleranza da parte della gente comune e di botte e insulti da parte degli estremisti xenofobi. Notte dopo notte Luca scopre cosa vuol dire sentirsi chiamato bingo bongo dal barista, essere scacciato da un locale perché nero, essere scambiato per un potenziale stupratore solo per aver voluto fare una cortesia a una signora. Ma scopre anche – grazie a Dio! – una forma di compassione e solidarietà tra gli umili e i poveri, più inclini a dividere il poco che possiedono dei ricchi borghesi benpensanti.

Tra una fuga, una montagna di balle e un rendimento scolastico così così, Luca arriva bene o male alle vacanze di Natale, quando la sfiga ci mette lo zampino, come spesso succede. La notte stessa in cui i genitori partono per una settimana di ferie a Parigi, gli rubano il cesto delle rose nel quale aveva messo le chiavi di casa: Luca è, così, costretto a chiedere ospitalità a Susi, anche lei sola a casa.

Susi si fa raccontare per filo e per segno tutto ciò che è successo nelle ultime settimane e convince Luca a dire a Rajiva tutta la verità, senza sconti. Nel corso di un incontro toccante, Luca confessa a Rajiva di essere stato testimone passivo del suo grave ferimento e Rajiva reagisce come è normale che sia: con un misto di delusione, dispiacere, sconforto.

I due non si incontrano più fino al primo giorno di scuola dopo le vacanze natalizie, quando Luca ha una sorpresa. Ad attenderlo all’uscita c’è Rajiva che gli dice che sta per partire, in quanto rimpatriato a causa della condizione di immigrato clandestino. Ha però un regalo per Luca, un regalo piccolissimo ma al tempo stesso enorme, contenuto in una busta sigillata…

Se volete sapere di cosa si tratta, almeno le ultime pagine leggetele! 😛

Io come te è un libro che tocca molti nervi scoperti: l’accoglienza dei migranti, la xenofobia, il razzismo strisciante, la mancanza di memoria di quando anche noi italiani eravamo migranti (paradigmatica la capsula sul vecchio minatore emigrato in Belgio che racconta la tragedia di Marcinelle). Non so cosa ne pensate voi, ma secondo me è importantissimo che vengano edite e proposte storie simili, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo.

Due piccole pecche. Lo stile a volte è veramente molto semplice, quasi piatto. Il tono mi è sembrato, a tratti, un po’ troppo moralistico e didascalico, e questo è un peccato perché a volte la lettura risulta un po’ noiosetta…

Citazione

– Ma per carità, con quello che ti è successo…
– Se era colpa tua, avevi ragione di aiutarmi. Ma se non è colpa tua, perché devi farlo?
– Beh, perché quelli che ti hanno dato fuoco erano…
– Erano cosa?
– Miei connazionali. Cioè persone del mio paese.
Rajiva si strinse nelle spalle.
– Il destino non è dei paesi, solo delle persone. Il mio destino e il destino di quei ragazzi cattivi si sono incontrati in un modo, e il mio e il tuo… non lo so. Forse in un altro modo. Io non so ancora perché sei venuto a trovarmi. Un giorno magari me lo dici.

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