Che l’estate stia finendo e che sto meno in giro la sera lo si vede da quanto posto in ‘sti giorni! 😉 Ecco qui il riassunto e la recensione di un libro vecchiotto di Karen Cushman. Si intitola Matilda Bone, è uscito in lingua originale nel 2000 e in italiano nel 2001 per i tipi della Mondadori nella celebre collana Junior Gaia. In commercio non lo trovate più, nelle biblioteche di pubblica lettura sì. Occhio che parte lo spoiler…

Siamo a Chipping Bagthorpe, un villaggio inglese. E’ il XIV secolo. Matilda ha 13 anni. Presto orfana, è stata cresciuta da un sacerdote, Padre Leufredus, e quindi sa leggere, scrivere e parlare in latino, prega e digiuna regolarmente, conosce non solo i nomi, ma anche vita, morte e miracoli di tutti i Santi del calendario, considera la mitezza e l’obbedienza i più grandi ornamenti di una ragazza. Non è certo colpa sua. Ha avuto la formazione che si addice alle ragazze di buona famiglia, educate per essere mogli di un nobiluomini e perfette padrone di antichi manieri. L’idea di mettere in discussione l’educazione ricevuta non le passa manco per l’anticamera del cervello.

Se non che – si sa – il destino, a volte, fa brutti scherzi. Di punto in bianco Padre Leufredus decide di affidarla a Peg la Rossa. Così,“piccola e magra, con lunghe trecce bionde e grandi occhi guardinghi color verde mare”, Matilda si trova sola soletta “davanti alla porta di legno coperta di graffi … con l’osso color giallo vivo dipinto su di essa” e fa il suo ingresso nella bottega della conciassi di Vicolo del Sangue e dell’Osso.

Nel giro di pochi giorni la ragazzina si rende conto di saperne un po’ troppo di religione e un po’ troppo poco della vita: le chiedono di cucinare e lei non ha la più pallida idea di come si fa; la bottega è tutto un via-vai di malati e sofferenti e lei non si è mai presa cura di nessuno; era abituata a essere servita e riverita e ora deve provvedere a se stessa, ma non sa nemmeno accendere il fuoco per riscaldarsi. Finite le pietanze prelibate, i camini accesi, i discorsi colti e il linguaggio forbito, ora deve accontentarsi di cibi poco elaborati e dormire nel retro freddo e umile della bottega, con in sottofondo le urla di dolore dei pazienti di Peg.

Matilda è inorridita dalla nuova condizione e desidererebbe con tutte le sue forze tornare a vivere con Padre Leufredus o per lo meno di frequentare qualcuno di altrettanto colto e saggio. Non avendo a disposizione né l’uno né gli altri, passa il tempo a parlare coi Santi piuttosto che con Peg e le sue amiche, che considera inferiori ed eretiche, perché mangiano salsicce, giocano e lavorano perfino la domenica!

Orgogliosa e piena di pregiudizi, si arrocca nel suo bagaglio di conoscenze e rifiuta di apprendere ciò che le permetterebbe di affrontare la nuova situazione in modo meno traumatico. Senza contare che, a causa della sua ostinazione e superbia, commette mille sbagli: la conoscenza del simbolismo religioso del pesce non le impedisce di acquistare un pesce marcio per la cena, le invocazioni ai Santi non l’aiutano a curare i malati, e così via…

Col passare del tempo Matilda si rende conto che gli insegnamenti teorici di Padre Leufredus servono ben poco nel mondo reale e che, al contrario, Peg la Rossa può insegnarle molte cose importanti, come la compassione, la carità, la pietà e l’amore per il prossimo. Contemporaneamente, nuovi incontri, quello con Tildy soprattutto, e nuove esperienze cominciano a scioglierle il cuore…

Vi dico la verità, il romanzo non è brillantissimo, ma ha alcuni spunti interessanti.

In primo luogo, i nomi dei personaggi che corrispondono al mestiere che svolgono, la descrizione delle erbe utilizzate per curare i malanni, e tanti altri particolari disseminati nel testo sono frutto di una ricerca storica approfondita da parte dell’autrice. L’ambientazione medievale risulta credibile, verosimile ed è possibile proporre il romanzo ai ragazzi che studiano questo periodo storico.

Poi, la lettura del romanzo si presta all’approfondimento di molti temi legati al periodo storico, ad esempio quello della corporeità considerata peccaminosa dagli ambienti ecclesiastici, quello della conoscenza del mondo naturale e delle fondamenta della medicina e della scienza, quello della vita terrena altrettanto importante della vita dopo la morte.

Infine, la vicenda di Peg e Matilda mostra come, nel medioevo, le donne delle classi inferiori influenzassero la società molto più delle donne ricche e nobili, e come godessero di maggior potere e libertà. Mi pare un messaggio molto bello per le ragazze che vivono in questi anni di velinismo, boccucce a forma di cuoricino, ammiccamenti e provocazioni.

Buona lettura!

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