Ciao a tutti, bentrovati (a chi c’è ancora)! In questi giorni sto smaltendo la pila di fumetti che stava prendendo polvere sul comodino già da un po’ di settimane. Complici il caldo, l’umidità, il cicaleggio continuo e l’insonnia estiva leggo fino a notte fonda. Stanotte è toccato al fumetto Pollo alle prugne, un romanzo iraniano di Marjane Satrapi. L’edizione è quella del 2005 di Sperling & Kupfer. E’ la storia di Nasser Ali Khan (che suona un po’ come “il Signor” Nasser Ali), un musicista talentuoso che perde la voglia di vivere quando la moglie Nadih, nel corso di un litigio, rompe il suo amato tar. Eppure la vicenda è solo apparentemente semplice. Più mi sono addentrata nella lettura, più mi è parso chiaro che il racconto dell’ultima settimana di vita di Nasser è solo un pretesto…

Iran, novembre 1958. Mohammad Reza Pahlavi è lo Shah (Scià) in carica. Nasser Ali Khan – prozio di Marjane da parte di madre – è un suonatore di tar, un tradizionale strumento persiano a sei corde, che la moglie Nadih distrugge durante una delle frequenti liti coniugali. Nasser, affranto, giura a Nadih che non la perdonerà mai più e inizia una peregrinazione tra i negozi di strumenti musicali di Teheran. Pur provando e riprovando vari strumenti, Nasser non trova un valido sostituto al suo strumento: per quanto antico, prezioso, raffinato nessun tar ha lo stesso suono del vecchio. Così, disperato e svuotato, decide di lasciarsi morire di inedia. Quanto c’entra il fatto che l’anima di Nasser e il suo tar risuonassero in perfetta armonia fin dalla giovinezza? Quanto c’entra il fatto che Nasser ha per caso reincontrato Irâne, il suo unico grande amore, che ha finto di non riconoscerlo? Non lo so, ognuno è libero di dare l’interpretazione che crede. Sta di fatto che dopo questi due episodi a Nasser diventa insopportabile continuare a vivere al fianco di una donna che non ha mai amato e che ha sposato solo per far felice la madre e in mezzo a figli che non lo capiscono. L’amore per la musica e l’amore per Irâne sono per lui l’essenza stessa dell’amore per la vita. Perduti entrambi, vivere non gli interessa più.

Il racconto della settimana che precede la morte di Nasser Ali Khan è un continuo andare avanti e indietro negli eventi della sua vita, della famiglia materna di Marjane e dell’Iran dalla metà degli anni ’20 – quando Reza Shah si proclamò Scià di Persia e fondò la dinastia Pahlavi – al 1958.

Solo giunta alla fine del fumetto sono riuscita a ricostruire il reticolo preciso delle vicende narrate.

Nasser è un bambino sensibile e intelligente, ma a scuola non si applica, anzi riesce a collezionare zero in tutte le materie, compreso in ‘condotta’. Oltretutto è offuscato dal fratello Abdi, buono e studioso, il vero cocco di mamma. Crescendo Nasser dimostra un’indole spirituale e introversa. Ha un amore adolescenziale infelice. Si appassiona al suono del tar e segue un corso di perfezionamento a Shiraz. Qui conosce Irâne, che contraccambia i sentimenti finché suo padre non si oppone al fidanzamento, in quanto non considera Nasser un buon partito. Nasser torna a Teheran e cade in uno stato di profonda depressione. In questi mesi, un’amica di sua sorella, Nadih, gli sta vicino e lo conforta. E’ la madre di Nasser che combina il matrimonio, perché alla fine per sposarsi l’amore non serve, verrà col tempo. In Nahid l’amore per il marito in effetti cresce, e cresce a dismisura, perché con la sua devozione e la sua gelosia finisce per soffocarlo e provocarne la morte. Nascono anche quattro figli, due femmine e due maschi. I due ultimi nati sono Farzaneh, intelligente ma fragile come il padre che Marjane conoscerà in punto di morte, e Mozaffar, concreto e determinato, che farà fortuna in America. La madre di Nasser intanto è già uscita di scena e Nasser non le ha mai perdonato in cuor suo di aver dilapidato la fortuna di famiglia per salvare Abdi, convinto comunista, dalle carceri dello Scià.

Al capezzale del suicida si avvicendano personaggi reali e onirici, compresi Sofia Loren e l’angelo della morte. Ogni giornata è l’occasione per rievocare non solo la vita del protagonista (il suo disagio familiare, l’egoismo, il fatto di non sentirsi capito dai figli, il rapporto con il fratello, la morte della madre), ma anche per parlare della cultura e della storia persiana (il tar, le poesie di Rumi e Khsyyam, la mistica sufi, il pollo alle prugne, piatto tradizionale persiano quello che dà il titolo al fumetto) e per riportare alla luce momenti della storia recente dell’Iran (dalla svolta autoritaria dello Scià, al comportamento degli americani in seguito all’esilio di Mossadegh).

Al funerale di Nasser ci saranno tutti, tranne Sofia Loren. Col senno di poi, tutti diranno di Nasser ciò che si dice di tutti i morti: meno male che è morto prima di vedere quale è stato il destino dei figli e dei figli dei suoi figli.

Dal punto di vista grafico, il tratto non è diverso da quello di Persepolis. Semplice ed efficace.

Che dire? Bello!

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