Estate, tempo di mare, pirati e bucanieri, tesori e avventure. Parto per questo lungo viaggio bibliografico da Susan la piratessa, un albo illustrato di grande formato di Carola Susani e Simona Mulazzani edito da Laterza nella collana Celacanto. Se vi va di continuare a leggere il post, ripercorrete insieme a me la vita della piratessa Susan, dall’infanzia a Putney all’arrivo a Londra in cerca di fortuna; dal lavoro di garzone presso varie botteghe a soldato nella guerra di successione spagnola; dall’imbarco come mozzo su un mercantile all’imbarco su un brigantino pirata; passando attraverso viaggi per mare, commercio di schiavi, combattimenti, regole piratesche e una locanda. Ecco lo spoiler…

Siamo a cavallo tra Sei e Settecento. A Putney, un sobborgo londinese, vivono la dodicenne Susan Smith e sua madre. Susan non ha un soldo e neanche un padre, scomparso in mare prima che lei potesse conoscerlo ma dal quale ha certamente ereditato la forza e il coraggio, l’amore per l’avventura, il desiderio di solcare i mari e di vivere una vita pericolosa. Ad accorgersi della sua indole indipendente e ribelle è proprio la madre, che, sognando per lei una vita migliore, le taglia i lunghi capelli biondi, le mette i vestiti del fratello morto e le dice: «Ora sei Jim, cerca lavoro a Londra.»

Susan, per nulla spaventata, parte all’inseguimento del suo sogno, ma prima di riuscire finalmente a imbarcarsi vive mille peripezie. Inizia a lavorare come garzone, ma il lavoro è durissimo e, oltre alla fatica, bisogna mettere in conto che spesso i padroni non pagano il salario pattuito e accusano i garzoni di avere rubato per avere la scusa di toglierseli di torno. Piuttosto di continuare a fare il servo, Susan si arruola nell’esercito e combatte nei Paesi Bassi la guerra di successione spagnola. Nel viaggio di ritorno verso l’Inghilterra dissipa, però, il piccolo gruzzolo che ha messo da parte e non se la sente di tornare a casa dalla madre a mani vuote. Si imbarca allora come mozzo su una nave negriera e conosce un orrore forse più tremendo di quello vissuto in guerra. Vede africani in catene stipati nella stiva morire di fame, sete, dissenteria; vede i loro cadaveri buttati a mare; lei stessa si ammala e quando sbarca sulle coste caraibiche è più morta che viva.

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Quando il mercantile riparte per l’Inghilterra, finalmente c’è la svolta. La nave viene abbordata da un brigantino battente bandiera pirata, il Jolly Roger. Stanchi di subire le angherie del capitano, Susan e i membri dell’equipaggio non si difendono, ma firmano le regole di ingaggio piratesche e lasciano il capitano al suo destino. Susan stravolge di nuovo la sua vita. Convive con una ciurma variegata, dove tutti bevono e bestemmiano, ma si rispettano e nessuno è inferiore all’altro. Pulisce il ponte, ripara le vele, impara a portare la nave, partecipa attivamente agli arrembaggi. Nel corso di un assalto, viene ferita al petto e tutti scoprono la sua vera identità. Per i compagni non è un problema. Susan continua a godere del rispetto e della parità che vige nel codice piratesco. Anche quando inizia a indossare abiti femminili.

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Poi, come spesso accade, le cose belle finiscono. I governi europei si accordano per sconfiggere la pirateria ed entro pochi anni l’esperienza della pirateria nei Caraibi si conclude. Susan investe la sua parte di bottino nell’acquisto di una locanda in riva al mare, che le ricorderà per sempre il suo passato di piratessa.  I suoi ex-compagni che non si arrendono sono mandati alla forca…

Questo albo illustrato ha grandi meriti e una sola pecca.  Intanto è una gran bella storia, ispirata alla vita di due piratesse realmente esistite nel ‘700, Anne Bonny e Mary Read. Poi ricostruisce a grandi linee la storia della pirateria caraibica in modo attendibile.

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Ancora: si rivolge a un pubblico di bambine, mostrando loro che è possibile “nascere femmine” e allo stesso tempo vivere incredibili avventure «tra la terra e il mare, uragani e arrembaggi, ingiustizie, grandi speranze e la falce della morte che tutto livella», così come è possibile vestire senza traumi “panni” maschili e femminili. Inoltre, presenta un modello di ragazza che sfida i pregiudizi e lotta per vivere il destino che si è scelta da sola.

Infine, le immagini di Simona Mulazzani sono bellissime, soprattutto quella del mercantile e della balena bianca. Grandi, colorate sono perfette per essere mostrate durante la lettura.

La pecca: il testo è di difficile comprensione per la presenza di molti termini desueti (quartiermastro, bompresso, …). Se il lettore adulto, però, si presta a spiegarne ai ragazzi il significato, il punto di debolezza può rivelarsi un punto di forza e diventare un ottimo veicolo per imparare tanti termini legati alla marineria.

Vi consiglio di prendervi 10 minuti per vedere la video-intervista all’autrice disponibile sul canale Rai Letteratura.

Citazione

«Dicono che io abbia un bottino in stoffe e in gioielli, che io sia ricca più di una regina. Non tutto è vero. Ma è vero che il coraggio non mi manca, che la mia vera terra è il mare e ho amici ovunque, da qui alla Cina al Madagascar.»

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