Il segreto di Lu di Mario Ramos mi è piaciuto tantissimo, nonostante sia meno coinvolgente e divertente di Sono io il più bello, che rimane il mio albo illustrato preferito. 😛 Come in Sono io il più bello, anche ne Il segreto di Lu il protagonista è un lupo. In questo albo, però, abbiamo a che fare non con un lupaccio tronfio e prepotente, ma con un lupacchiotto di primo pelo, alle prese con i primi giorni di scuola e con una baby gang di… porcellini! 😀 La storia è questa…

Lu ha circa sei anni, è scuro scuro, con gli occhi gialli, zampe da lupo, coda da lupo e denti affilati da lupo. E’ fuori da ogni dubbio un lupo! Ma è un lupo che vive in una comunità di quadrupedi rosa dotati di codina riccioluta: una comunità di porcelli, insomma. Da qui vengono non tutti, ma molti dei suoi problemi.
Appena entra in aula, il primo giorno di scuola, Lu è accolto con diffidenza e ostilità da parte dei compagni porcelli e viene relegato dalla maestra, porcellina pure lei, all’ultimo banco. Tutti lo sbeffeggiano e lo ridicolizzano (“fa un po’ paura”, “ha un’aria cattiva”, “secondo me puzza”), lo escludono dai giochi, e gliene fanno di cotte e di crude, fino a farne il capro espiatorio dell’incendio alla scuola.
L’unico a cui non interessa la diversità di Lu e che non lo emargina è il porcello Ciccio, al quale “non piacciono i giochi da porcelli”. Anzi, Ciccio e Lu giocano spesso in cortile: Ciccio fa finta di essere un lupo cattivo e, urlando, insegue Lu, che finge di essere un porcellino disperato.
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Pian pianino dai giochi si passa a un legame di fiducia reciproca; dalla fiducia all’amicizia il passo è breve.
Il giorno in cui Lu smette di andare a scuola, Ciccio decide di andarlo a trovare a casa. Scopre così il suo segreto – Lu vive ai limiti della foresta solo con la nonna, perché i suoi genitori sono dovuti andare lontano in cerca di lavoro – e decide di aiutarlo a superare le ostilità dei compagni di scuola e la prepotenza di tre bulli.
Le vicende di Lu sono scandite in capitoli e ogni capitolo contiene una storia, con un significato proprio ma legato a tutto il resto. Le illustrazioni, fondamentali in ogni albo illustrato, sono semplici ma deliziose, in puro stile-Ramos, così essenziali e comunicative da auto-esplicarsi perfino ai bambini più piccoli. Il testo si presta alla lettura autonoma da parte dei bambini di prima e seconda elementare perché scritto in stampato maiuscolo. Il contenuto verosimile, lo sviluppo ben bilanciato nelle sue parti e il finale rassicurante della storia ne fanno un ottimo strumento per affrontare i temi dell’emarginazione, dell’esclusione e del bullismo, ma anche (per fortuna) dell’amicizia, della solidarietà e dell’integrazione.
Trovate questo albo illustrato nelle biblioteche di pubblica lettura; se invece vi interessa acquistarlo, è ancora disponibile in commercio per i tipi di Babalibri.
Anche questo albo illustrato faceva parte dei 49 che il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro fece togliere dagli asili comunali della città da lui amministrata perché, a suo dire, trattavano argomenti gender. Per quel che riguarda questo e gli altri albi di Babalibri menzionati penso che non si tratti assolutamente di storie gender ma di storie contro gli stereotipi.
Mio giudizio personale sull’albo: completamente innocente!
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