Che cos’è il sindacato? A cosa serve? Come nasce? Se un ragazzo mi ponesse queste domande non saprei rispondergli se non consigliandogli la lettura di Storia di Iqbal di Francesco D’Adamo, una biografia, un racconto ad ambientazione contemporanea e uno spaccato di storia sociale al tempo stesso. Il protagonista del romanzo è Iqbal Masih operaio, sindacalista e attivista per i diritti umani a soli 12 anni. 12 sono anche gli anni che aveva quando fu assassinato. Il 16 aprile 2016 ricorre il ventunesimo anniversario del suo omicidio, ovviamente ancora senza colpevoli. La vicenda fu questa…

Siamo in Pakistan, a metà degli anni ’90. Nella fabbrica di tappeti di Hussain Khan, alla periferia di Lahore, arriva Iqbal. E’ Fatima che ce lo descrive: non molto alto, magrissimo, scuro di capelli. Iqbal non è nuovo alla fabbrica perché lavora da quando aveva quattro o cinque anni, cioè dal giorno in cui suo padre lo ha “noleggiato” in cambio di una somma di denaro a un fabbricante senza scrupoli. Da allora Iqbal è un bambino-schiavo, come tantissimi altri nel suo paese impiegati nelle fornaci di mattoni o nella tessitura, che richiede mani piccole e veloci.

Hussain Khan spiega a Iqbal le regole della fabbrica, che sono ovunque sempre le stesse. Iqbal gli risponde con un “Sì, lo so!” e si guadagna subito la nomea di sfacciato e impertinente. Non ha un carattere remissivo e passivo: il precedente datore di lavoro lo descrive come testardo, ostinato e superbo. Così Iqbal diviene oggetto delle attenzioni speciali di Karim, un ex bambino-schiavo divenuto sorvegliante da quando le sue dita sono diventate troppo grosse e goffe per lavorare al telaio.

Fatima spiega a Iqbal come si svolge la giornata. All’alba la moglie di Hussain Khan porta un po’ di pane secco e lenticchie ai bambini: Alì, il più piccolo di tutti; Salman, un bambino di dieci anni un po’ burbero che ha già lavorato nelle fornaci; Fuscello, fragile e cagionevole; Maria, piccola e minuta che si rifiuta di parlare dal giorno in cui è arrivata. Dopo la colazione inizia la giornata di lavoro che dura 14 ore. Le “teste calde”vengono incatenate a un telaio in modo che non possano fuggire; per questo sulle gambe di molti bambini si notano cicatrici orrende e purulente. Sul telaio di ogni bambino è fissata una lavagnetta con scritto l’ammontare del debito contratto dalla famiglia. Alla fine di ogni giornata, se è soddisfatto del lavoro, il padrone sottrae all’importo una rupia, l’equivalente del salario per il lavoro svolto. In teoria, estinto il debito, il bambino-schiavo è nuovamente libero e può tornare a casa. In teoria, però. Perché non succede mai che qualcuno riesca a lavorare tanto da cancellare il debito contratto, ripagare gli interessi e riacquistare la libertà. Le condizioni di vita dei bambini-schiavi sono disumane anche per altri motivi. Ad esempio, sono costretti a lavorare anche quando sono ammalati, cosa che accade spesso a causa della denutrizione e delle pessime condizioni igieniche in cui vivono. Dormono tutti nella stessa stanza, condividono un solo gabinetto malsano, per punizione vengono rinchiusi in una cisterna sotterranea – la Tomba – infestata da insetti e scorpioni.

L’arrivo di Iqbal sconvolge lo stato di fatto non solo perché non dimostra alcuna paura del padrone, gli risponde, subisce le punizioni senza spezzarsi, ma soprattutto perché non rinuncia a sognare, a lottare per il riscatto, a desiderare una nuova prospettiva di vita. Di sera, racconta ai compagni cose molto interessanti; li fa riflettere sul perché i padroni hanno molto potere e i bambini non valgono nulla; insinua in loro l’idea della fuga e del diritto alla libertà.

Nel frattempo Hussain si rende conto che in fabbrica nessuno è abile e veloce a tessere quanto Iqbal. Per questo gli assegna la realizzazione di un tappeto dal disegno molto difficile, che deve essere venduto a importanti compratori cinesi. Di fronte ai compratori, Hussain e la moglie si mostrano molto affezionati ai bambini, quasi fossero i loro pupilli, ma Iqbal non ci sta. Con un coltellino distrugge il pregiatissimo tappeto e si guadagna la reclusione nella Tomba. Non tutto il male viene per nuocere perché, per la prima volta, i bambini solidarizzano con chi è punito e tutte le notti vanno a trovare Iqbal e fanno a turno per alleviare il suo dolore.

Uscito dalla Tomba, Hussain ordina a Iqbal di ricominciare il tappeto che ha distrutto. Iqbal si mostra tranquillo, preciso, abile e veloce; ciononostante Hussain è nervoso e sospettoso. Iqbal non ha perso la speranza di fuggire e promette a Fatima che in primavera avrebbero tutti giocato con l’aquilone.

L’occasione di fuga si presenta presto. Forzato la finestrella del bagno, Iqbal scappa e va al mercato, dove assiste ad una manifestazione del Fronte per la liberazione dalla schiavitù del lavoro minorile, osteggiata dai mercanti. Iqbal prende un volantino, si fa coraggio e invita alcuni appartenenti alle forze dell’ordine nella ditta di Hussain per mostrare loro le condizioni in cui vivono i bambini-schiavi. Interrogato dagli agenti, Hussain nega ogni accusa e corrompe i poliziotti.

Iqbal è nuovamente rinchiuso nella Tomba arroventata e viene lasciato sei giorni senza cibo né acqua. Uscito dalla Tomba, chiede a Maria – l’unica che sa leggere –  di leggere il volantino e agli altri bambini di aiutarlo a fuggire di nuovo.

Durante la seconda fuga Iqbal riesce a rintracciare Eshan Khan, il capo del Fronte, a parlargli di Hussain e a tornare in fabbrica con dei funzionari delle forze governative. Questa volta Hussain nulla può e viene arrestato insieme a sua moglie. I bambini, compreso Iqbal,vengono momentaneamente accolti nei locali del Fronte, in attesa di rintracciare le loro famiglie. Qui, dopo tanti anni di lavoro, possono lavarsi e nutrirsi come mai avevano fatto e finalmente giocare con gli aquiloni.

Iqbal, pur essendo legato alla sua famiglia, ritiene che la lotta contro le prevaricazioni sia più importante del rassicurante ritorno a casa. Conoscendo gli indirizzi e le condizioni di lavoro in altre fabbriche di tappeti, rimane presso il Fronte e aiuta Eshan Khan a liberare molti altri bambini-schiavi. Una spedizione si rivela particolarmente difficile e pericolosa: in una fornace di mattoni Iqbal e gli attivisti sono minacciati dal padrone che tira fuori la pistola e inizia a sparare contro di loro.

Iqbal ed Eshan Khan diventano ben presto famosi ovunque. A Iqbal viene conferito il premio “Gioventù in azione”; a Boston gli viene assegnata una borsa di studio perché il suo sogno di diventare un avvocato possa realizzarsi; in Svezia prende parola nel corso di una conferenza internazionale sui problemi del lavoro minorile.  Nel frattempo, Fatima, ormai orfana dei genitori e senza casa emigra in Europa col fratello maggiore; Maria rimane ospite presso il Fronte.

Siamo a ridosso delle festività pasquali. Iqbal decide di far visita alla famiglia, prima di ripartire alla volta degli Stati Uniti. Mentre sta risalendo il viottolo verso casa, in piedi sui pedali della bici, viene ucciso da colpi di arma da fuoco sparati da una Jeep. E’ il 16 aprile 1995.

Il nome di Iqbal Masih è diventato il simbolo della lotta per liberare dalla violenza e dalla schiavitù milioni di bambini in tutto il mondo, non solo in Pakistan.

A chi vuole leggere Storia di Iqbal consiglio di dare un’occhiata agli scaffali delle biblioteche di pubblica lettura. In alternativa, il libro è ancora in commercio, edito nella collana Ex Libris della casa editrice EL e nella collana Carta bianca dalla Einaudi Ragazzi.

Se volete, potete vedere il film d’animazione Iqbal, bambini senza paura di Michel Fuzellier e Babak Payami di cui vi embeddo il trailer. E’ moooolto liberamente tratto dal romanzo di D’Adamo. Diciamo “ispirato”, va…

Più datato (1998) il film intitolato Iqbal di Cinzia Th Torrini , regista impegnata da sempre in cause umanitarie. In questo caso la trasposizione cinematografica è più vicina alla narrazione di D’Adamo. Si rintracciano comunque delle divergenze nei nomi dei personaggi, nella rappresentazione fisica di Iqbal e nell’introduzione di alcuni personaggi secondari, come Azira, innamorata di Iqbal.

Annunci