Ciao a tutti, oggi vi presento un libro che mi è stato consigliato da una Prof di italiano di una scuola media. “Sai che palla!”, direte voi. E invece no, perché Ti chiami lupo gentile di Luisa Mattia è un libro impegnativo, a volte ruvido, per i temi che tratta, ma è scritto in modo scorrevole e appassionante; i personaggi sono talmente ben caratterizzati che ti sembra di riconoscerli nei volti dei ragazzi che incontri per strada; la storia è avvincente e piena di colpi di scena. Quindi, a prescindere dal giudizio della prof, ve lo consiglio a mia volta, perché leggendolo conoscerete (e giudicherete) il mondo della criminalità organizzata attraverso gli occhi non degli adulti, ma di adolescenti come voi. Attenzione che da qui in poi parte la spoilerata 😀 …

Claudio ha 16 anni e si trova ad un bivio della propria vita. E’ un adolescente difficile, perché fin da ragazzino ha dovuto farsi valere e si è dovuto ritagliare il proprio spazio in una realtà complessa, fatta di delinquenza e soprusi. Crescere, a Ostia, non è facile. Intanto perché le regole della strada ruotano tutte attorno a un’unica legge granitica: vince il più forte, e cioè chi porta con sé il coltello, parla con tono minaccioso e aggressivo, è sempre pronto alla rissa, a sopraffare chi è più debole o piccolo, a stabilire un dominio su determinate strade o zone. Poi perché lui, Claudio, è il figlio del boss locale delle estorsioni e il padre si aspetta da lui grandi cose. Così Cla’, in compagnia del Ragno e di Er Puzzetta, scorrazza per il litorale taglieggiando i commercianti, facendo rapine, distruggendo le attività di chi non si piega, sempre in competizione per la supremazia criminale con altri giovani, anche loro al servizio di suo padre Aldo, come Il Sorcio e Zagaja. Eppure Claudio vive una specie di squilibrio permanente. Da un lato la paura e il desiderio di non deludere il padre lo fanno sprofondare sempre più nel mondo della micro-criminalità. Dall’altro, una voce in fondo alla sua coscienza e l’amore che prova per Simo, lo portano a desiderare una vita diversa, onesta, pulita.

Nel corso della lettura, seguiamo Claudio in mille situazioni diverse, se non radicalmente opposte: le sbruffonate nei confronti dei coetanei, le corse clandestine, le risse, le rapine, il furto di una Porche; ma anche la difesa del piccolo Ghiacciolo dalle violenze del Sorcio e di Zagaja, la tenerezza nei confronti della madre, umiliata e malmenata dal padre, il rispetto per Simo, che ha scelto di campare di un lavoro faticoso ma onesto, le lunghe nuotate in mare, a guardare le nuvole e a sentire la voce interiore.

Alla fine della storia, Claudio fa la propria scelta, compiendo due atti molto forti, uno privato e uno pubblico. Nel buio del garage di casa sua, distrugge la moto del padre, alla quale Aldo teneva più che alla moglie, e così facendo si affranca da lui e ripudia tutto un mondo di dis-valori e di crimini. In piazza, davanti a tutti, alla luce del giorno, si schiera apertamente dalla parte del signor Amedeo, il “chioscaro” dalla testa alta e dalla dignità negli occhi, che non ha mai ceduto ai ricatti di Aldo.

Rimane un lupo, certo. Ma un lupo gentile.

A chi vuole leggere Ti chiami lupo gentile consiglio di dare un’occhiata agli scaffali delle biblioteche di pubblica lettura. A chi volesse comprarlo (e magari regalarlo per la Befana), segnalo che il libro è ancora in commercio, sia nella prima edizione del 2008 edita della casa editrice Rizzoli sia nella ristampa con apparato didattico del 2012 della casa editrice Loescher di cui vi mostro la copertina (bellissima).

Per chi, invece, vuole saperne di più sull’autrice, c’è il sito personale.

Citazione

La vita sua…la vita sua…Ecco, non lo sapeva mica come sarebbe stata. Questa di adesso non la considerava. Era come una sala d’attesa, dove t’annoi, sfogli un giornale, guardi fuori dalla finestra, t’impicci di chi ti sta seduto di fronte ma solo perché lo vedi, sta lì e non puoi non guardarlo. E però non c’è niente che t’interessi. E ti senti stufo. Vorresti uscire dall’attesa ma ancora non lo sai dove andare. Ecco, lui si sentiva così. In attesa.

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