La notte di Natale del 1914 fu una notte memorabile per molti ragazzi del tempo. La Prima Guerra Mondiale era iniziata da pochi mesi, ma aveva già provocato moltissime perdite sia nell’esercito tedesco che in quello inglese e fiaccato lo spirito dei superstiti. Durante quella notte, nelle trincee del fronte occidentale, venne dichiarata una tregua, decisa non dagli stati maggiori degli eserciti, ma dai soldati semplici. Giovani inglesi e tedeschi uscirono allo scoperto nella terra di nessuno, cantarono canti natalizi, celebrarono cerimonie religiose, seppellirono i morti e decisero di giocare una partita di pallone. L’episodio preoccupò a tal punto le alte sfere, che gli ufficiali più alti in grado presenti su quel campo vennero fucilati e perfino il ricordo di quella notte venne cancellato. Per molti ragazzi, sia inglesi che tedeschi, quel Natale fu l’ultimo. E allora credo che James Riordan abbia scritto La notte in cui la guerra si fermò non solo per riportare alla luce questo capitolo della storia d’Europa rimasto per anni in un cono d’ombra, ma soprattutto per ricordare quei ragazzi. E lo ha fatto in memoria di suo nonno, il soldato semplice James “Kit” Riordan (1881-1962), e a beneficio di suo nipote, Perry James Riordan, perché possa a sua volta tramandare questo episodio a chi verrà dopo, in una sorta di passaggio del testimone da una generazione all’altra. La storia è più o meno questa…

Jack, Harry e Freddie non hanno nemmeno diciassette anni e vivono a Portsmouth, nella contea dell’Hampshire, sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Abitano nello stesso quartiere, frequentano la stessa scuola, sognano di entrare a far parte della gloriosa squadra di calcio della loro città. E’ però il 1914 ed è appena scoppiata la Prima Guerra Mondiale; l’annuncio lo ha dato il preside stesso, proprio l’ultimo giorno dell’anno scolastico. Tra i giovanissimi c’è grande euforia: la guerra sembra un’avventura, un appuntamento con la Storia da non perdere assolutamente. Senza nemmeno sapere come, i tre si arruolano come volontari, vengono addestrati e si ritrovano reclute in partenza per il fronte occidentale, ignari dell’inferno che li attende.

Così, insieme a Jack, Harry e Freddie, i lettori vengono catapultati in prima linea e, grazie alla voce dei protagonisti, conoscono la vita di trincea e rivivono le condizioni disumane dei soldati in trincea.

A rendere tutto più verosimile e realistico ci sono le lettere che Jack scrive alla sorella Floss e le risposte di Floss che descrive la vita quotidiana di chi è rimasto a casa, dove le donne svolgono mestieri che mai avrebbero immaginato, dove ci si angoscia ogni volta che si riceve un telegramma, dove ci si arrangia come si può.

Attraverso gli occhi di Jack vediamo molti ragazzi sparire. Prima Freddie, gravemente ferito, che si toglie la vita sparandosi. Poi Harry, che muore dilaniato da una granata. Insieme a loro, altri uomini poco più che adolescenti, infilzati dalle baionette, disintegrati dalle palle di cannone, uccisi dalla mitraglia, perfino giustiziati da un plotone di esecuzione.

Il racconto, così realistico nei particolari e nella durezza della realtà, si scioglie nelle ultime pagine, dove si rievoca la tregua del Natale 1914, con la partita di calcio a squadre miste anglo-tedesche, nel segno della condivisione e della fraternità col nemico.

Ogni capitolo del libro è introdotto da brevi epigrafi di poeti e scrittori che vissero in prima persona l’orrore della Grande Guerra.

Il primo capitolo si apre, giustamente, con In Flanders fields (Nei campi delle Fiandre) di John McCrae.

Vi posto un bel book trailer realizzato da Giulia Amorati

Chi lo desidera, può vedere anche il film Joyeux Noël. Una verità dimenticata dalla storia (2005), che racconta proprio l’episodio della tregua di Natale 1914.

Citazione

— Nonno, quanti tedeschi hai ammazzato?

Il vecchio non sentì. I suoi occhi e le sue orecchie erano persi in un tempo lontano che a lui sembrava fosse ieri.

— Nonno, li infilzavi o gli facevi saltare le cervella? Nonno!

— Che? Oh, ehm, scusami, Perry. Ero sovrappensiero.

Il vecchio dai capelli bianchi, afflitto dai ricordi, fissò lo sguardo su quel volto lentigginoso mai sfiorato dalla guerra. E i suoi occhi grigi si strinsero in un sorriso triste.

— È stato un sacco di tempo fa.

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