Sto week-end son stata poco bene, anzi per dirla tutta, proprio male! Per fortuna che sabato mattina avevo fatto un salto in biblioteca, così ho trascorso le mie giornate tra il cesso e la camera da letto, ma almeno con un albo illustrato sotto braccio! Ho letto con emozione E con Tango siamo in tre scritto dallo psichiatra Justin Richardson, autore di libri di educazione sessuale rivolti ai bambini, e del commediografo Peter Parnell, illustrato da Henry Cole. Stampato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2005, fu un vero e proprio caso editoriale. Addirittura, secondo le statistiche dell’American Library Association, And Tango makes three fu il libro più censurato di tutto il 2009. In Italia è arrivato nel 2010, nonostante i pronostici secondo cui nessun editore avrebbe avuto il coraggio di pubblicarlo. Anche a Bologna la presentazione del libro suscitò polemiche. Perché? Perché racconta la storia realmente accaduta dei due pinguini gay che diventano padri. Ecco il riassunto…

Roy e Silo sono due pinguini antartici che vivono, insieme a altri 42 esemplari della loro specie, nello zoo del Central Park di New York. Per anni vivono fianco a fianco: giocano insieme, camminano l’uno accanto all’altro, cantano insieme, nuotano accanto nelle acque della grande vasca. Alle femmine del branco non piacciono, e loro stanno bene così come sono. A tutti gli effetti sono una coppia. Il custode dello zoo, il signor Gramzay, li osserva  costruirsi un nido di sassi e stare ore e ore a covare. Gramsay è dispiaciuto vedere la tristezza di Roy e Silo che si rinnova ogni volta che alle altre coppie nascono i piccoli, mentre dal loro sasso non nasce nulla! Gli viene quindi un’idea: perché non dare a Roy e Silo un uovo abbandonato? Betty e Porkey ad esempio avevano spesso fatto schiudere le loro uova, ma non erano mai stati in grado di prendersi cura di più di un uovo alla volta. Nel 2000 si presenta l’occasione che tutti stavano aspettando. Gramzay raccoglie l’uovo abbandonato da Betty e Porkey e lo depone nel nido di Roy e Silo che iniziano a covarlo, riscaldarlo, coccolarlo instancabilmente. Pian piano il guscio si rompe ed esce un piccolo pinguino. Gramzey lo chiama Tango, “perché per fare un Tango bisogna essere in due”… Grazie a Gramzey e a Tango, l’unico pulcino che hanno avuto, Roy e Silo hanno avuto l’opportunità di diventare una vera famiglia. Se andrete a visitare lo zoo del Central Park, potrete vedere Tango e i suoi genitori sguazzare nella casa dei pinguini in compagnia dei loro amici, fra i quali ci sono Nipper, Squawk, Charlie, Wasabi e Piwi. Nello zoo del Central Park ci sono 42 pinguini antartici e nel mondo ne esistono oltre dieci milioni.

Di Tango, ce n’è uno solo.

L’albo è illustrato in modo incantevole, delizioso, commovente: basta guardare le espressioni di Roy e Silo, allegre, pensierose, stupite, così complici e affiatate.  La vicenda, simbolo di amore e rispetto, è raccontata ai bambini in modo così garbato e dolce che non capisco proprio le polemiche che ne hanno accompagnato l’uscita e la presentazione. Lontani dall’esprimere giudizi o dal fare la morale, l’albo parla con semplicità di accettazione della diversità. E lo fa come lo farebbero i bambini, liberi dei pregiudizi degli adulti, in grado di accettare e non etichettare, capaci di amare e non di giudicare.

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