Ci sono libri che vivono di vita propria e ce li troviamo sugli scaffali delle librerie così, perfetti fin dalla copertina e dal risguardo. Libri in cui tutto ha un senso, l’alternarsi di tavole a colori e in bianco e nero, l’alternarsi di parole e onomatopee, il ritmo. Questi libri, manco a dirsi, appaiono ogni tanto anche sugli scaffali delle librerie italiane. Peccato poi che vengano esauriti e non ristampati per anni. E che ci si ricordi di loro solo quando vengono inseriti in liste di prescrizione. E’ il caso di A caccia dell’Orso – con la O maiuscola, proprio così – l’albo illustrato di Michael Rosen e Helen Oxenbury pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1989, tradotto nel 2000 in italiano per Mondadori, rimesso in commercio solo nel 2013 (anno di assegnazione del Premio Andersen), finito nella lista dei libri messi all’indice dal Sindaco di Venezia. E vabbè. Questa la storia…

E’ una bella giornata. Un giovane papà porta i quattro figli e il cane a caccia dell’Orso. Lo troviamo già fuori casa, preceduto dal maschio maggiore. Ha in spalla l’ultimo nato. Dietro di lui, le due figlie femmine e un cane a chiudere la fila. La famiglia parte baldanzosa e nessuno dei componenti ha paura di andare a caccia di un Orso grande e grosso. Tutti sono probabilmente troppo concentrati a superare gli ostacoli che si frappongono nel cammino e che non possono essere scansati né passandoci sopra, né passandoci sotto. Bisogna per forza attraversarli. E così, dopo aver attraversato un campo di erba frusciante (svish svush!), un fiume freddo e fondo (splash splosh!), una pozza di melma densa e limacciosa (squelch squalch!), un bosco buio e fitto (scric scroc!) e una tempesta di neve che fischia (fiuuuu huuuuuu!), alla fine la famiglia arriva a una grotta stretta e scura. Anche in questo caso, non si può passare sotto, non si può passare sopra. Bisogna per forza entrare (tip! tap!). Ecco che un naso umido e lucente, due grandi orecchie pelose e due occhi sporgenti sbucano dal fondo della caverna. Ma è un Orso grande e grosso! Inseguiti dall’Orso, i nostri eroi scappano fuori dalla caverna (tip! tap!), attraversano la tormenta (fiuuuu huuuuuu!), oltrepassano il bosco (scric scroc!) , solcano la palude melmosa (squelch squalch!), guadano il fiume (splash splosh!), attraversano il campo di erba (svish svush!) e ritornano a casa, corrono su per le scale e si nascondono sotto il piumone. Hanno imparato la lezione: mai più a caccia dell’Orso!

A me piace leggerlo così. In realtà non tutti identificano il gruppo con una famiglia. A molti il papà potrebbe sembrare un adolescente, così come la ragazzina bionda una giovane madre. Va bene tutto. Basta leggerlo.

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