A me piace giocare, quindi partecipo volentieri all’iniziativa di social reading lanciata da TwLetteratura. Si tratta di leggere oggi, 3 maggio 2015, la poesia In Flanders Field di John McCrae e pubblicarne un riassunto, un commento o un pensiero su Twitter utilizzando l’hashtag #McCraeTw. Ecco il testo originale…

In Flanders fields the poppies blow
Between the crosses, row on row,
That mark our place; and in the sky
The larks, still bravely singing, fly
Scarce heard amid the guns below.

We are the Dead. Short days ago
We lived, felt dawn, saw sunset glow,
Loved, and were loved, and now we lie
In Flanders fields.

Take up our quarrel with the foe:
To you from failing hands we throw
The torch; be yours to hold it high.
If ye break faith with us who die
We shall not sleep, though poppies grow
In Flanders fields.

Ho provato a fare una traduzione, e, non lo nascondo, è venuta uno schifo! Non sono neanche in grado di dire niente di significativo e originale sul senso di questa poesia. 😦 L’unico contributo che posso dare al gioco è questo: l’associazione tra caduti in guerra e papaveri – che troviamo nella cultura anglosassone e che è diffusa anche in Francia e in Belgio – viene da lontano. Da lontano nello spazio, perché già Gengis Khan portava con se semi di papavero e li spargeva sul terreno di battaglia in modo che da essi nascessero fiori in ricordo dei guerrieri morti. Da lontano nel tempo, se consideriamo che per i primi cristiani il papavero simboleggiava la Passione di Cristo e che nella mitologia greca-romana era simbolo di Morfeo, dio del sonno e del sogno, che con questo fiore toccava chi voleva addormentare.

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