I maggio, Festa dei Lavoratori e non del lavoro. Diamo carne, faccia e nome a chi lavora, a cerca un lavoro, a chi ha perso il lavoro e a chi ha perso anche la speranza di trovarlo, il lavoro. Io, per mio conto, festeggio il primo maggio da lavoratrice-lettrice che esige che l’Italia riconosca ai suoi cittadini il diritto a un lavoro certo, stabile e dignitoso e crei le condizioni perché i cittadini vivano di esso e non di ammortizzatori sociali e incentivi (cioè di elemosine). In fondo si tratterebbe solo di applicare i principi fondamentali della Costituzione. Non mi sembra una missione impossibile. Il libro che vi propongo oggi è La Rosa Rossa, il sogno di Rosa Luxemburg di Vanna Cercenà.

Il 15 gennaio 1919 c’è un cadavere che galleggia nel Landwehrkanal di Berlino. E’ quello di Rosa Luxemburg, sequestrata, malmenata e giustiziata dalle milizie delle Freikorps. Con lei muore Karl Liebknecht, con cui ha condiviso sogni, ideali, militanza. Cosa era successo prima? Di tutto.

Rosa era nata in Polonia, a Zamosc, nel 1871, ultima di cinque fratelli. Due anni dopo la famiglia, ebrea, si era trasferita a Varsavia, un po’ per il desiderio di migliorare la propria condizione, un po’ per curare Rosa, malata di tubercolosi e afflitta dall’artrosi a un’anca. Nel 1884 Rosa si iscrive al Secondo Liceo Femminile. Intelligente è intelligente, forse troppo. Acuta è acuta, forse troppo. Brillante è brillante, forse troppo. E poi, che carattere! Ribelle, ardente, appassionata, si avvicina al gruppo rivoluzionario clandestino Proletariat. Quando si diploma, il consiglio d’istituto le nega la medaglia d’oro “a causa dell’atteggiamento ribelle nei confronti delle autorità” ma lei se ne infischia. Inizia a studiare le opere di Marx e Engels e si espone sempre più. Nel 1889, a causa della repressione del Secondo Proletariat, altro gruppo di opposizione a cui aveva aderito, lascia Varsavia. Nascosta dall’amico Kasprzak in un carro da fieno, non sembra avere troppi rimpianti nel lasciare la sua terra. E’ già pervasa da quello spirito internazionale che la farà sentire a casa sua ovunque ci sono ingiustizie contro cui lottare e sfruttati da difendere. Ripara a Zurigo, accolta dai compagni svizzeri, e studia filosofia, matematica e scienze naturali all’Università. Sono gli anni in cui rafforza la fede marxista, studia giurisprudenza, conosce  Leo Jogische, compagno di lotta e di vita. Dopo la laurea, Rosa si dedica totalmente a perseguire i suoi ideali. Scrive per il giornale La Causa Operaia e fonda insieme a Leo e ad altri compagni il SDKP che ha come obiettivo la lotta di classe piuttosto che l’autonomia territoriale della Polonia. Al quarto Congresso dell’Internazionale è Rosa stessa a parlare e a sostenere che il socialismo non può accogliere temi nazionalistici. Per continuare la sua battaglia contro il nazionalismo polacco si trasferisce in Germania, come legittima moglie di Gustav Lübeck. E’ un matrimonio è fittizio, perché Rosa continua a essere legata a Leo. E’ il 1898, la città è Berlino. Sono gli anni più frenetici della sua esistenza: tiene comizi e discorsi pubblici, partecipa alle campagne elettorali. Torna a Varsavia, dove conosce il carcere. Il regime zarista la considera una pericolosa rivoluzionaria. Poi, tornata a Berlino, a ridosso dello scoppio della Prima Guerra Mondiale scrive contro il militarismo e a favore del pacifismo. Nel 1915 insieme a Karl Liebknecht fonda la Lega Spartachista. Gli ultimi anni della sua breve vita trascorrono tra impegno politico, speranze, delusioni, solitudine, amarezze e carcere. Nel novembre 1918 Rosa è esaltata dal successo dei bolscevichi in Russia, anche se critica nei confronti di Lenin, di cui predice la svolta totalitaria. Fonda Bandiera Rossa il giornale della Lega Spartachista e si fa nuovi nemici tra le file delle Freikorps, i gruppi paramilitari antirivoluzionari. A dicembre, insieme ai compagni spartachisti, fonda il Partito Comunista Tedesco, sul modello di quello bolscevico. Del nuovo anno, il 1919, Rosa vivrà solo 15 giorni.

Il libro è reperibile sugli scaffali delle biblioteche di pubblica lettura ed è ancora in commercio nella collana Storie e rime della Einaudi Ragazzi.

L’immagine in evidenza è stata creata da Ursa Maior Teatro per dare visibilità allo spettacolo Il sogno di Rosa e al progetto “Creativi per Rosa Luxemburg“. Sono stata piaciona e truffaldina, lo so, ma mi piaceva troppo. Cerco di rimediare all’appropriazione invitandovi a dare un’occhiata alle attività di questo teatro di ricerca bolognese e ad acquistare le t-shirt realizzate ispirandosi ad alcune frasi celebri di Rosa.

Buone letture, e buon Primo Maggio.

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