A volte non mi trovo d’accordo con le recensioni dei libri che leggo. Prendiamo, ad esempio, “La lista dei desideri” di Eoin Colfer. In rete i lettori si sono divisi in due fazioni: chi dice che il vero Colfer è quello della saga di Artemis Fowl e chi dice che è il suo libro più spassoso, divertente, esilarante. In realtà, su questo libro ci sono molte cose da dire, a partire dal riassunto…

Meg Finn, orfana di madre e maltrattata dal patrigno Franco, è sempre stata una combina-guai di prima categoria, ma la sera in cui si lascia convincere da Rutto a svaligiare la casa del vecchio Lowrie McCall le cose si mettono davvero male. Doveva essere un lavoretto pulito, ma Raptor, il cane di Rutto, azzanna al polpaccio l’anziano e gli provoca un malore. Meg scappa per chiamare aiuto, perché potranno pure accusarla di essere una ladra, ma un’assassina proprio no. Rutto non è dello stesso parere, quindi la insegne armato di fucile, la blocca in un vicolo cieco e… spara in aria. Peccato che centri in pieno una cisterna di combustibile. In un lampo, Meg, Rutto e Raptor si ritrovano nel tunnel di luce che porta all’aldilà. Pace all’anima loro? Eh no, qui sta il bello! Perché quando si muore, Dio e il Diavolo valutano l’aura di ognuno di noi. Se ci siamo comportati bene, la nostra aura tende all’azzurro e possiamo salire in Paradiso. Se invece siamo stati fetenti, emaniamo un’aura rossa e finiamo dritti all’Inferno. Ora, l’essere nato dalla fusione di Rutto e Raptor emana un’aura decisamente rossa, Meg invece emana un’aura viola: unico caso nella storia dell’umanità, la sua anima è in bilico perfetto tra bene e male! Come fare? San Pietro la rispedisce sulla terra, sotto forma di fantasma, per darle un’ultima possibilità di riscattarsi: se aiuterà il vecchio Lowrie ad esaudire quattro desideri, la sua aura tenderà più decisamente verso l’azzurro.

Meg ci impiega due anni a ritornare sulla terra e l’incontro col vecchio è traumatizzante per entrambi. Lowrie fatica ad abituarsi alla presenza del fantasma e Meg detesta il suo caratteraccio. Senza parlare, poi, dei desideri! Sono complicati da avverare! Si tratta di fargli ritrovare Sissy, la sua prima fidanzata, perché possa baciarla. Di fargli fare meta nello stadio di Croke Park. Di fargli ritrovare Brendan Pall, il suo nemico di gioventù, perché possa sferrargli un pugno sul naso. E, infine, di portarlo a sputare dalla scogliera di Moher.

Mentre Meg fa del suo meglio, nell’aldilà certo non stanno a guardare. In un inferno popolato di attrici del cinema, programmatori di computer e avvocati, Satana, “assatanato” di videogiochi, vuole avere la sua anima a tutti i costi. Così incarica il suo Numero Due Belzebù, detto Bubu, di recuperarla. Bubu utilizza come acchiappa-anima proprio Rutto/Raptor, al quale Myishi, un giapponese geniale, ha installato il sistema di ricerca ELFO.

Anche San Pietro si appassiona alla vicenda. Tra una lamentela per dover stare tutto il tempo sulla porta, mentre Giuda se la spassa in Paradiso, e le recriminazioni per non avere un archivio informatizzato come quelli di sotto, ogni tanto dà a Meg un piccolo aiutino.

Alle scogliere di Moher il viaggio si conclude. Per tutti i protagonisti – Meg, Rutto/Raptor, Lowrie – è ora di lasciare la terra definitivamente. Ognuno con una destinazione definitiva. Mag ha compiuto la sua buona azione. Alle soglie del Paradiso ad attenderla c’è…

Con questo libro Colfer ha vinto il Premio Cento nel 2004. Giustamente. Perché la storia è stata costruita benissimo (bell’e pronta per la versione cinematografica, direi), i personaggi sono indimenticabili, la scrittura è veloce, frizzante, umoristica in alcune parti e lirica in altre. Il tema dell’eterna lotta tra il Bene e il Male è trattato in modo nuovo. Così come il tema della solitudine della vecchiaia – mai semplice da far digerire ai ragazzi – è stato affrontato con ironia e levità. Per il resto, che dire? Il testo è tradotto benissimo da Angela Ragusa.

Da non perdere. Buona lettura…

Citazione

“Meg e Rutto avevano un lavoretto in corso. Meg e Rutto. Sembrava il titolo di una farsa. Invece no. Non c’era niente di comico nell’introdursi in casa di un povero vecchio.”

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