Anni fa Edizioni EL inserì in catalogo Sirene, una collana tutta pensata al femminile: storie di donne, scritte da donne, destinate a ragazze che amano leggere. Fu una scommessa. Perché è vero che le ragazze leggono in media più dei loro coetanei e quindi il target era abbastanza scontato, ma è anche vero che il genere biografico è da sempre poco frequentato (adesso non ditemi che le biografie vi sono sempre piaciute che non ci credo!). Cristina di Belgioioso, una principessa italiana di Angela Nanetti fu il primo titolo inserito in collana e fu un successo, tanto che la prima edizione andò esaurita e il libro venne in seguito rieditato dalla Giunti col titolo Il sogno di Cristina, la principessa di BelgioiosoLa vicenda narrata è quella di una donna bella, ricca e colta che sacrificò beni, reputazione e salute in nome di un ideale…

Siamo alla fine dell’anno 1828 e Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso, a soli vent’anni prende una decisione coraggiosa e impopolare: quella di lasciare un marito che la tradisce e andare in esilio. E’ l’ennesimo capitolo di una vita che era già stata molto movimentata. Cristina era rimasta orfana di padre a quattro anni e sua madre, Vittoria, si era risposata con un Visconti, personaggio molto vicino agli ambienti della carboneria. L’educazione di Cristina era stata affidata a Ernesta Bisi, una pittrice legata agli ambienti rivoluzionari. Per la protagonista tutto bene fino ai 13 anni, quando anche il Visconti muore. Per Cristina è un brutto colpo. Si avvicinano i 16 anni, età da matrimonio per le ragazze di ottima famiglia. Cristina ha la sfiga di incappare in Emilio Barbiano di Belgioioso, che è principe, giovane e bellissimo, ma che ha l’hobby delle donne. Mettiamola così. Cristina sopporta, sopporta, sopporta, fino al 1828 quando proprio non riesce a mandare giù che il marito le faccia le corna con Paola Ruga e pretenda di vivere tutti e tre assieme. Cristina fa su armi e bagagli e parte, inseguita dai pettegolezzi dei milanesi e dall’astio del barone Torresani, al quale non aveva chiesto il passaporto indispensabile per uscire dal territorio milanese. Prima tappa Genova, dove rimane per due anni. Seconda tappa, la Francia. Quando Cristina espatria è perseguitata da Torresani, non solo perché il suo passaporto nel frattempo è scaduto, ma soprattutto perché ormai non nasconde i suoi sentimenti anti-austriaci. Tutti sanno che aveva venduto i suoi gioielli per sovvenzionare le imprese di Mazzini! A  Parigi Cristina vive con pochi mezzi perché Torresani l’ha denunciata di alto tradimento e ha fatto requisire il suo patrimonio. In compenso, apre un salotto frequentato da artisti, letterati, musicisti, personaggi influenti che la amano e la proteggono. Scrive, fonda riviste e giornali, studia e… ha una figlia, Maria. Chi è il padre? Dice suo marito Emilio, col quale c’è effettivamente stato un breve riavvicinamento. Tra il 1840 e il 1843 Cristina è a Locate, dove le sue simpatie patriottiche e socialiste le causano un sacco di problemi. Emilio, intanto, è scappato con un’altra amante. I successivi sono anni in cui Cristina è molto impegnata in ambito sociale. Partecipa ai fermenti che porteranno ai moti del ’48 e si spende come può a Torino, a Milano, a Roma per la costituzione dello stato italiano. Fonda riviste, sovvenziona battaglioni, dirige ospedali.  Il fallimento dei moti e le chiacchiere continue dei malevoli la deprimono e le fanno prendere la decisione di lasciare l’Italia. Prima va a Malta, poi ad Atene, in Turchia, perfino a Gerusalemme. Nel 1853 torna in Francia. Nel frattempo è stata ferita gravemente al collo da un suo servitore. Tre anni dopo, i suoi beni vengono liberati dal sequestro e Cristina torna a Locate. Fa in tempo a vincere la causa contro Emilio per il riconoscimento di Maria, a vedere sua figlia sposata e a vedere realizzato il suo grande sogno – l’Italia unita – prima di morire nel 1871.

Il libro si basa su fonti archivistiche, (soprattutto lettere) che sono state inserite nel testo. Le illustrazioni sono di Grazia Nidasio.

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