Quante volte un autore deve dimostrare di essere bravo perché il suo talento sia universalmente riconosciuto? Non so rispondere a questa domanda. Sta di fatto che David Almond, per me, vive nell’Olimpo della narrativa per ragazzi e ci è entrato di diritto per aver scritto questo romanzo e, ancora prima, Skellig. In Argilla troviamo tutti gli ingredienti che rendono una storia potente ed equilibrata: una trama avvincente, un ritmo incalzante, personaggi caratterizzati da mille sfaccettature, una prosa evocativa. Soprattutto un’atmosfera avvolgente, dalla quale non ci si riesce a liberare fino all’ultima pagina. La storia è più o meno questa…

Siamo alla fine degli anni ’70, o giù di lì. Davie ha 13 anni, vive a Felling e la sua vita trascorre nella più completa normalità: va a scuola, girovaga con l’amico Geordie, serve messa come chierichetto, cerca di evitare di prenderle da Mouldy, il bullo del paese. Tutto questo fino a quando arriva Stephen Rose, che è già “chiacchierato” ancora prima di stabilirsi a Felling. In paese si dice, infatti, che ha avuto un nonno un bel po’ strambo, è orfano di padre, sua madre è in manicomio e la zia che lo ospita… be’, se tutta la chiamano Mary la Matta ci sarà pure un motivo! Padre O’Mahoney incoraggia Davie e Geordie a fare amicizia con Stephen, ma da subito le cose non funzionano. Forse perché in Stephen c’è effettivamente qualcosa di strano. Ha la pelle lucida, lo sguardo magnetico e un odore nauseante. Vagabonda al cimitero alla ricerca di pezzi di argilla che contengano schegge di ossa di defunti, ha degli scatti di violenza inaspettata, passa le sue giornate chiuso in un capanno a modellare delle statuette, dice di aver frequentato il seminario per diventare prete dopo aver ricevuto la visita di un angelo.

Passano i giorni. Mentre Geordie è tenuto alla larga da Stephen, Davie è sempre più preda del suo potere di fascinazione. C’è qualcosa di malvagio in Stephen che lo inquieta e lo attira al tempo stesso. Così come c’è qualcosa di magico e orribile nella sua capacità di dare vita a personaggi di argilla. Perché Stephen sa come dare la vita a esseri inanimati! Il culmine delle stranezze arriva quando Stephen chiede a Davie di aiutarlo a creare un gigante d’argilla che possa obbedire ciecamente ai loro ordini e difenderli dalle spacconate di Mouldy.

Davie, completamente soggiogato, aiuta Stephen nel suo progetto. Da un ammasso di argilla prende vita un essere animato, privo di pensieri e volontà, ma in grado di eseguire gli ordini impartiti dai suoi creatori. Davie fugge a casa terrorizzato, mentre Stephen resta solo con la Creatura. Il giorno successivo, Davie scopre che Mouldy è morto nel corso della notte. Per tutti si è trattato di un tragico incidente; Davie ha il dubbio che il gigante sia l’autore dell’omicidio, e che Stephen ne sia il mandante.

Da qui in poi i fatti si susseguono velocissimamente. Il gigante vagabonda per la città, anche se solo Davie sembra vederlo; Stephen manifesta il suo delirio di onnipotenza in modo sempre più ossessivo. Una notte Davie scorge il gigante sotto casa. I due fanno una passeggiata fino al cimitero, dove Davie decide che è ora di riportare la povere alla polvere. E’ la notte risolutiva: la creatura muore, non prima di aver mostrato il lato umano, dolce, sensibile che ha ereditato da Davie; Stephen Rose fugge dopo aver confessato una serie di nefandezze. Nessuno vedrà mai più Stephen; la terra con cui era stato creato Argilla finisce, invece, nel giardino di Davie e ne nascono rose, sicomori e biancospini.

Tutto il romanzo è un mistero, anzi un Mistero con la M maiuscola. Di misteri è intriso e i misteri lo percorrono sotterraneamente dalla prima all’ultima pagina.

Molte sono le domande che il lettore si pone. Intanto: chi è veramente Stephen Rose? Un ragazzo troppo fantasioso con la spiccata capacità di rendersi antipatico e mettersi nei casini? L’ultimo anello di una catena di tarati, in cui la follia è esplosa in modo incontrollabile? La manifestazione del potere del Male assoluto? Un demone? Poi: qual’è la vera essenza di Argilla, che ci ricorda così da vicino la creatura del dottor Frankenstein e il golem della tradizione ebraica? La cattiveria, la spietatezza, la mostruosità? O il dolore per la consapevolezza di non essere né materia bruta né uomo, né vivo né morto, né buono né cattivo? E infine, cos’è questo racconto stesso, che Davie fa in prima persona? La confessione di eventi che ha realmente vissuto quando era adolescente? Un’allucinazione? Una storia di fantasia? Molti indizi per trovare la risposta a queste domande sono nella narrazione, così come altrettanti buchi, altrettante cose non dette e non spiegate. Il bello, per il lettore, sta forse proprio lì.

Chi vuole approfondire, può visitare il sito ufficiale dell’autore o vedere David Almond che racconta il libro a modo suo. Ed è un modo incantevole.

Citazioni

Lo stiamo piantando come fosse un giardino – dice Stephen – Lo riempiamo delle sorgenti della vita. E questo… – Solleva il medaglione – Questo diventerà la sua anima.”

E vedo l’uomo muoversi. Le membra si contraggono, la testa si volta e guarda Stephen Rose negli occhi.”

“Davie, guarda la nostra creazione. L’argilla vive. L’argilla si muove. Come puoi negarlo?”
“Non può essere vero”
“Forse è quello che Dio ha detto a se stesso il mattino che ci ha creati. Non può essere vero! Non posso farlo! Ma la sua creatura si è alzata da terra e Dio era sbalordito del proprio potere. E la creatura ha camminato. E ha osato guardare Dio in faccia. Dio ha visto la malizia negli occhi della sua creatura ed era turbato da quello che aveva fatto. Si è detto: Forse ho creato un mostro. Quali orrori ho sguinzagliato su questo mio delizioso mondo? Ma era troppo tardi. L’azione era compiuta.”

Annunci