Alla ricerca di romanzi di ambientazione storica adatti a ragazzi di prima media ho recuperato e letto Il rogo di Melvin Burgess, edito per la prima volta in lingua italiana nel 1993 e ristampato l’anno scorso, a distanza di vent’anni. Per i frequentatori di biblioteche, ho visto che si trova ancora anche l’edizione del 1999.

rogo93Partiamo guardando le immagini di copertina che Mondadori ha scelto per questo romanzo e che si prestano ad alcune riflessioni. Ve le propongo in successione cronologica partendo da quella del ’93, che – secondo me – è l’unica sensata. In copertina è ritratta una dodicenne (o giù di lì), vestita con un mantello di lana con cappuccio, fuoco vivo in primo piano, verdi colline sullo sfondo, cielo plumbeo alle spalle. Cinque elementi grafici in tutto, che però sono estremamente efficaci nell’anticipare visivamente il contenuto del romanzo: la storia di una bambina, che vive in un’epoca passata, in una zona rurale, che è impaurita da qualcosa, probabilmente dal fuoco.

Il rogo_coverNella copertina del 2013 è invece rappresentata una giovane adulta, che – tutta truccata, in corpetto nero stringato che lascia intravedere la pelle nuda dei fianchi – dorme profondamente, avvolta dalle fiamme. Non si può non notare che nel corso di questi venti anni Issy – questo è il nome della protagonista – è invecchiata e ha cambiato perfino look, forse per restare al passo coi nostri tempi. La deriva era già chiara nella copertina dell’edizione del ’99, che ritraeva una Issy in preda forse al delirio, forse a un’estasi mistica, non mi è chiaro.

rogo2002La domanda che mi pongo è questa: guardando le due copertine più recenti, un lettore può capire il contenuto del libro che ha preso in mano? Non credo, dato che nel corso degli anni le regole del mercato editoriale hanno privilegiato immagini accattivanti e appetibili a discapito della coerenza dell’apparato iconografico al contenuto del libro.

Detto questo, il romanzo è bello, scritto bene, tradotto benissimo da Ilva Tron. Burgess ripercorre un capitolo triste e buio della storia non solo inglese, ma europea del XVII secolo: quello della caccia alle streghe.

Ecco il riassunto…

Inghilterra, XVII secolo. Per tutti quelli che la conoscono, Isabel è Issy la Bruciata, la figlia del Diavolo. È giunta a Pendle dal Nord a soli due anni, orfana dei genitori, con una magra eredità: un nome, delle ustioni, il terrore del fuoco. Nessuno, nemmeno Nat il padre adottivo, che è un guaritore, è mai riuscito a risalire al vero motivo dei suoi incubi ricorrenti. Così, tutti sono liberi di pensare che i sogni siano il ricordo dell’inferno da cui Isabel proviene e dove è predestinata a tornare. Ne è convinta anche la vecchia strega del villaggio, Demdyke, che la reclama come sua apprendista, perché è marchiata col segno del Diavolo. Isabel è terrorizzata al pensiero di condurre una vita di stenti, miseria e accattonaggio. Non vorrebbe lasciare Nat per andare a vivere con Demdyke. Ma se tutti avessero ragione? Se sua madre avesse veramente donato la sua anima a Satana? Isabel sembra non avere scelta, soprattutto dopo il maleficio che Demdyke compie su un fantoccio che ha le sembianze di suo fratello Ghyll facendolo ammalare gravemente. Nat cerca di convincere i figli che il maleficio di Demdyke e la malattia di Ghyll non hanno alcun collegamento. Ma Issy tentenna e, per salvare il fratellastro, è decisa a consegnarsi alla strega. A salvarla arriva Johan, una giovane e bellissima donna che le promette un futuro diverso e notizie certe sul suo passato. Così, Issy si trasferisce nella fattoria di Johan, dove impara tantissime cose sulla coltivazione delle piante e sull’allevamento degli animali, cose che la meravigliano e la stupiscono, come il fatto che perfino i gatti piangono. Contemporaneamente, ricostruisce la storia della sua famiglia. Sua madre, insieme a Johan, era adepta di un antico culto pagano, cui la magia naturale è strettamente connessa. Si tratta del culto del Dio cornuto, che “non è affatto il Diavolo – come credevano preti e fattucchiere – ma un essere più antico del Dio dei cristiani, un Dio degli animali e dei campi“. Il culto culmina nel sabba, che altro non è che una riunione degli ultimi depositari di conoscenze antichissime legate alla terra, alle piante e agli animali e praticanti la magia bianca. Ma la distinzione tra magia bianca e magia nera è troppo sottile per delle menti ottuse e offuscate dei conformisti e dei benpensanti. Così la madre di Issy e Johan vennero catturate e solo Johan riuscì a sopravvivere alle torture e a sfuggire al rogo. A pochi anni di distanza dai quei fatti terribili la storia si ripete. Issy e Johan sono catturate dal cacciatore di streghe di Pendle – che non aveva mai rinunciato a dare la caccia a Johan – e consegnate al Tribunale dell’Inquisizione di Lancaster, dove vengono giudicate colpevoli di stregoneria e condannate, insieme a Demdyke e i suoi familiari. Durante la prigionia, Issy riesce finalmente a scoprire la verità sulle proprie origini. Ma nuovi roghi si accendono e reclamano nuove vittime.

Burgess utilizza la vicenda storica della caccia alle streghe di Lancaster per criticare dinamiche sociali ancora radicate nella nostra società: il conformismo e il perbenismo delle piccole comunità, l’isolamento e l’ostracismo nei confronti degli estranei e dei diversi, la paranoia collettiva che, insieme all’ignoranza, crea più mali di quanti pretenda di estirparne.

Citazione

Ogni cosa mi appariva inevitabile. Il male esalava da me col mio respiro. Avevo sempre fatto con diligenza tutto quello che il parroco e Nat mi avevano detto di fare: recitare le preghiere, togliermi dalla mente il pensiero del fuoco, essere una figlia obbediente. (…) Ma non era servito a nulla. Ormai le tenebre che avevo nell’anima stavano traboccando e nulla poteva fermarle.

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