Cosa succede a voler cambiare pelle ce lo spiegano Takashi Yoichi e Saito Hiroyuki in La pelle del demone blu, ricorrendo a un altro personaggio fondamentale dell’immaginario nipponico, l’oni.

Siamo in un’epoca imprecisata della storia del Giappone, anche se qualche indizio per collocare storicamente la vicenda c’è. Il “c’era una volta” con cui si apre la narrazione e la descrizione dell’ambiente rurale che fa da sfondo alle vicende ci restituiscono l’immagine di un Giappone non ancora modernizzato, scarsamente urbanizzato e caratterizzato da estese coltivazioni di panico, miglio e legumi.

Il villaggio in cui vivono i protagonisti sorge in montagna. La vita è durissima. Yosuke e sua sorella Sayo sono orfani. Le loro giornate sono scandite dalle attività agricole e dalla raccolta di legname nei boschi. Il cibo è scarso e povero, ed è veramente frutto della fatica e del sudore. Così come il riscaldamento della casa è condizionato dalla raccolta delle fascine di legna e dal carbone. Insomma, una vitaccia…

Sayo accetta la sua condizione, con una pazienza e una mitezza che la accomunano agli altri abitanti del villaggio. Yosuke no. Non comprende il senso di una vita in cui si lavora e si lavora, per non migliorare nemmeno un po’, in cui non c’è prospettiva di miglioramento. Spesso si perde a fantasticare su soldi facili e bella vita. Mentre il coro degli abitanti del villaggio lo considera uno scansafatiche, un fannullone, un lavativo, Yosuke sfrutta quella che gli sembra essere un’occasione più unica che rara, la Sua occasione.

In una notte di luna piena, si veste della pelle che un demone blu ha dimenticato sul tronco di un albero, si trasforma egli stesso in un demone e inizia a far scorribande nel villaggio, terrorizzando i vicini e razziando le loro case. Niente più lavoro nei campi, niente più fatica nei boschi, ma cibo e sakè a volontà e senza sforzo.

Tutto bene, fino a quando Yosuke non viene assalito da un sentimento umanissimo: la malinconia. Yosuke vuole rientrare in famiglia e rivivere la vita in comunità, ma non riesce a togliersi il travestimento, né è più in grado di farsi comprendere dai suoi simili, perché ormai è un demone e dei demoni parla la lingua.

E’ il demone rosso che gli propone una onorevole via d’uscita: Yosuke può scegliere se rientrare nella comunità umana, lavorando senza sosta e gratuitamente per un mese per gli abitanti del villaggio, a ricompensa dei torti che ha fatto loro, oppure se seguirlo agli Inferi, entrando definitivamente a far parte del mondo degli oni. “O la borsa, o la vita” in altre parole.

Yosuke compie il suo dovere, e in un’altra notte di luna piena, pronunciando la formula magica che il demone rosso gli ha insegnato, vive un’altra trasformazione, una doppia trasformazione. Non solo esce dalla pelle del demone e riprende sembianze umane, ma soprattutto rinasce uomo adulto, uomo fatto,  pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

Questa la storia di Yosuke. Sullo sfondo, gli autori ci raccontano la storia degli oni.

Esseri realissimi, vivono negli Inferi ed entrano nel mondo degli uomini da una porta situata a nord-est. Dopo mille anni di vita come demoni blu, in una notte di luna piena, si liberano della loro pelle che prima dell’alba devono riconsegnare negli Inferi. Parlano una lingua incomprensibile agli uomini, conoscono formule magiche e hanno poteri misteriosi. Vivono una vita notturna, e sono disorientati dal canto del gallo. Sono violenti, rapaci, terrorizzano il genere umano.

In questo, tutto il mondo è paese…

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