L’evoluzione di Calpurnia di Jacqueline Kelly mi ha fatto venire in mente il Maestro Manzi e la sua convinzione che più ci si diverte più s’impara. I temi affrontati in questo libro non sono tra i più popolari e appetibili. Anzi. Se ci fermiamo al “quando” – la fine dell’Ottocento – e al “cosa” – la riproposizione del dibattito naturalistico tra darwiniani e non – le possibilità che il libro possa andare incontro al gusto dei ragazzi rasentano lo zero. Eppure la storia di Calpurnia conquista fin da subito e il tono del narratore è così lieve, ironico, in alcuni punti scanzonato e divertente, che arrivare alla fine delle quasi 300 pagine dell’edizione italiana è un gioco da ragazzi.

La copertina mostra visivamente il contenuto del testo: c’è il giallo del sole del Texas che arroventa le sconfinate distese e fa da sfondo a alberi e piante stilizzate di veccia villosa, che danno riparo a uccelli, insetti e mammiferi. Una snella figura di bambina/adolescente è al centro dell’immagine, e vicino a lei sono i simboli del “lavoro” di naturalista: il retino, il taccuino, il microscopio. Questo, invece, il riassunto della narrazione…

Nell’estate del 1899 Calpurnia, unica femmina dei sette figli di Mr e Mrs. Tate, poco più che undicenne, scorrazza nelle assolate pianure texane. Le sue giornate trascorrono tra gli impegni scolastici e l’educazione domestica che conviene a una ragazza perbene del ricco Sud latifondista e schiavista. Che significa, in pratica, imparare il cucito, il lavoro a maglia, il ricamo, la cucina tradizionale, la cura dei bambini e la gestione della casa. Quadretti di vita familiare e di vita in società che anticipano il destino di Calpurnia, se… Se Calpurnia non avesse deciso di voler fare la naturalista! Non che sappia esattamente che cosa sia un naturalista, ma suo nonno lo è e questo le basta. Tanto sua mamma è petulante, tanto il nonno è riservato; tanto sua mamma vive in società e per la società, tanto il nonno sta per lo più nascosto nel suo laboratorio e si dedica a molteplici esperimenti. Calpurnia impara dal nonno l’amore per la scienza e la natura e i due si trasformeranno ben presto in un’autentica squadra, uniti a raggiungere un unico scopo: ottenere dall’associazione dei naturalisti darwiniani il riconoscimento di aver scoperto una nuova specie vegetale!

Così, il racconto di quell’estate del 1899 è il racconto di una triplice evoluzione: un’evoluzione personale, quella di Calpurnia che scopre poco a poco chi è veramente, e cosa farà da grande; l’evoluzione di un nucleo familiare alle prese con una scienziata in erba; un’evoluzione scientifica. Un libro in cui c’è grande fermento insomma…

Se vi va di leggerlo, lo trovate negli scaffali delle biblioteche pubbliche della vostra città. Oppure potete acquistarlo. E’ in commercio per i tipi della casa editrice Salani.

Citazione

Posammo i sacchi, e Nonno tirò fuori il microscopio e assemblò l’oculare e le lenti, che avevano ingegnose nicchie apposite nella scatola foderata di velluto. Mi mostrò come si combinavano i pezzi. “ Ecco, fallo tu” disse. Il cilindro di ottone era freddo e pesante nelle mie mani. Sapevo che mi veniva affidato qualcosa di prezioso. Poi posò la scatola su una pietra piatta e ci bilanciò sopra il microscopio.
“E ora” disse porgendomi due sottili pezzi di vetro, “scegli la tua goccia d’acqua”.

“Una goccia qualsiasi?” chiesi.

“Vanno bene tutte”.

“ Ce ne sono così tante tra cui scegliere” osservai.

Sorrise…

“Uh!” gridai balzando indietro, e per poco non feci cadere tutta l’apparecchiatura. “Eeehi” dissi sistemando il microscopio. Alzai lo sguardo su Nonno.

“Deduco che hai visto le tue prime creature microscopiche” commentò sorridendo. “Platone diceva che tutte le scienze nascono dallo stupore.”

“Santo cielo” dissi, e guardai di nuovo attraverso la lente. Una cosa con molti peli sottili passò remigando ad alta velocità; un’altra cosa con la coda sferzante schizzò nel centro; una sfera spinata ruzzolante come una mazza ferrata medievale rotolò via; ombre delicate, fantasmagoriche, apparivano nel campo visivo e sparivano. Era caotico, era selvaggio, era… la cosa più straordinaria che avessi mai visto.”

Darwin

 

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