Di Anthony Horowitz si sa tutto e niente. Se fate un giro su Google scoprirete che: è nato il 5 aprile 1955, a Londra, dove vive tutt’ora, è scrittore e sceneggiatore, ha scritto diversi libri per bambini e giovani adulti, tra cui la serie della giovane spia Alex Rider, ha una moglie, due figli dai nomi improbabili di Nicholas Mark e Cassian James, un cane labrador di nome Lucky che gli tiene compagnia mentre lavora. Poi troverete immancabilmente la bibliografia dei libri che ha scritto, che son tanti. Poi l’elenco dei film o delle serie tv che ha sceneggiato, tra cui L’ispettore Barnaby e il sequel delle avventure di Tintin (ma quanto mi piace!!!). Infine, scoprirete che è anche autore teatrale. Finché – se avrete ancora voglia di leggere e spulciare in giro – arriverete all’informazione più importante per capire Villa Ghiacciaossa

Anthony Horowitz è stato un bambino molto infelice. Lo dice lui stesso ogni volta che viene intervistato: “Ho avuto un’infanzia infelice”. E non si ferma qui, no. Dice anche perché è stato un bambino infelice: “Perché sono stato al college”.

Villa Ghiacciaossa parla di ragazzi diversi, settimi figli di genitori che sono stati a loro volta settimi figli (una rarità, lo ammetterete) , ragazzi strani difficili particolari, che i genitori non riescono a capire e non vogliono nemmeno ascoltare. Ragazzi che vengono letteralmente spediti (neanche accompagnati) in un college che sorge su un’isola deserta – isola Diteschio – uno scoglio in mezzo al mare. E che sopravvivono a una quotidianità popolata di mostri solo grazie al legame di amicizia che li tiene vivi, nel vero senso della parola. E che scoprono di essere diversi dai loro genitori o dai loro amici, perché hanno un potere enorme e spaventoso. E che prima negano la loro natura, la rifiutano, e alla fine serenamente l’accettano. Perché come dice il Signor Sgozzingoz:

“D’accordo, lo ammetto, in tutta franchezza, noi siamo malvagi. E i miei amici, il signor Pece e il signor Pinza, sono i più malvagi fra noi. Hanno vinto premi di malvagità. Ma che c’è di male nell’essere malvagi? Noi non abbiamo mai sganciato bombe atomiche. Noi non abbiamo mai inquinato l’ambiente, né fatto esperimenti sugli animali, né tagliato i fondi per l’assistenza sanitaria. La nostra malvagità è piuttosto gradevole. Perché credi che ci siano tanti libri e film su di noi? È perché alla gente siamo simpatici. In realtà siamo piacevolmente malvagi.”

David Eliot e i compagni di sventura Jeffrey e Jill ci insegnano che un grande potere esige grandi rinunce. E nessun rimpianto. Anche i personaggi secondari ci insegnano qualcosa: il signor Sgozzingozz, vampiro vice preside, la signora Fiato Freddo, una strega, e il resto del corpo docente con più di seicento anni di vita e morte alle spalle ci mostrano che a ben guardare Villa Ghiacciaossa è un luogo di gran lunga meno orrendo e terribile del mondo reale.

Se volete saperne di più sull’autore date un’occhiata al suo sito ufficiale. Se invece volete vedere una presentazione accattivante del libro (con le divertentissime illustrazioni di Alberto Rebori) guardate questo breve booktrailer realizzato dalla Biblioteca civica di Carugate:

Il libro si trova sugli scaffali delle biblioteche pubbliche. La casa editrice Mondadori ce l’ha a catalogo nella collana Oscar Junior.

PS: Tempi tempestosi a Villa Ghiacciaossa è il seguito di Villa Ghiacciaossa. Ritroviamo David Eliot che, dopo le iniziali resistenze, è diventato un allievo modello ed è in corsa per vincere “l’Infame Graal”. Dovrà vedersela con un nuovo allievo, Vincent King, che pare addirittura più dotato di lui. Nel frattempo, David deve anche scoprire chi trama nell’ombra per distruggere Villa Ghiacciaossa. Tutto sembra terribilmente complicato finché …

Buone letture!

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