Amo la letteratura meticcia, adoro John Fante. In rete si trova di tutto e di più, dalla biografia alla bibliografia, dai panegirici in un numero elevatissimo di blog alle citazioni di interi capitoli di suoi libri. Quindi, se volete sapere chi era, cosa ha scritto e se i suoi libri sono autobiografici o meno, vi rimando a Google. Troverete mezzo milione di pagine in cui se ne parla. Scrivo questo post per segnalarvi giusto due cose…

  1. I libri di John Fante piacciono sia agli adolescenti che agli adulti. Ho proposto al Gruppo di Lettura della Biblioteca di Camposanto sia “1933, un anno terribile” che “Aspetta primavera, Bandini” e i partecipanti ne sono stati entusiasti. Ho consigliato 1933 anche a mio babbo e a un suo amico – veleggiano tra i 70 e gli 80 anni, per darvi un’idea del target – ed entrambi mi hanno detto: “Ma perché nessuno ce l’ha mai consigliato prima?”
  2. Torricella Peligna – il paese da cui emigrarono i genitori di Fante – da qualche anno è meta del pellegrinaggio dei fantiani doc. Anche Sandro Veronesi “il regista” e Vinicio Capossela “il cantautore” ci sono stati e hanno intervistano gli ultimi, lontani parenti di Fante. Ne è nata una puntata sgangherata e surreale (ma imperdibile) di Magazzini Einstein che vi posto, perché è una chicca.

Per il resto, che dire? “1933, un anno terribile” è un libro bellissimo, che mantiene molto più di quello che promette già nelle prime pagine. Questa è più o meno la storia che Fante racconta.

E’ il 1933. In Colorado, USA, coesistono distinti e separati due mondi, due culture, due classi sociali. Da un lato, ci sono quelli come Dominic Molise, che avanza nella tempesta con la neve che gli turbina intorno “come un nugolo di suore”; come suo padre, un muratore abruzzese spesso disoccupato, sempre donnaiolo; come sua madre, una donna dimessa, anche lei figlia di immigrati italiani; e come sua nonna, che passa le giornate a maledire gli Stati Uniti in dialetto stretto. Dall’altro lato, ci sono quelli come Ken Parrish, il migliore amico di Dominic; come i suoi genitori, così ricchi, così snob, così americani; e come Dorothy, naturalmente bella, naturalmente bionda, così pretty, nice e friendly, così disponibile.

In mezzo, come un ponte tibetano sospeso tra le due rive, c’è il Bracciodestinato-al-successo, tirato su a forza di allenamenti e tubetti di “Balsamo Sloan”. Grazie a lui, Dominic è convinto di poter diventare una stella del baseball, un lanciatore di razza, un giocatore imbattibile. Di diventare “Dom Molise, il più grande Mancino della Major League”. Se solo potesse raggiungere il ritiro dei Chicago Cubs a Catalina, in California, per fare un provino…

Peccato che il 1933 sia un anno terribile, con la Depressione che distribuisce miseria e disoccupazione a tutti, ma in particolare ai muratori italiani. E così il Braccio non arriva a cogliere una felicità che all’inizio appariva possibile. E così i sogni di Dominic svaniscono. E così il rumore della betoniera di calcestruzzo in sottofondo si fa sempre più forte.

1933, un anno terribile si trova sugli scaffali di moltissime biblioteche pubbliche. Se volete acquistarlo, in commercio c’è sicuramente l’edizione Einaudi, collana Stile Libero. Fazi l’ha ristampato per tanti anni, con delle copertine una più bella dell’altra.

E ora? Ora, buona lettura…

Citazioni

“Vivevo a Roper, Colorado, e invecchiavo di ora in ora. Avrei compiuto diciotto anni di lí a sei mesi, e avrei preso la maturità. Ero alto un metro e sessantadue, e negli ultimi tre anni non ero cresciuto di un solo centimetro. Avevo le gambe arcuate, i piedi a papera, e le orecchie a sventola come quelle di Pinocchio.”

“L’abbracciai e la baciai, e piansi per mio padre e per tutti i padri, e anche per i figli, perché eravamo vivi in quell’epoca, per me stesso perché sarei dovuto andare subito in California, e non avevo scelta, avrei dovuto farcela”.

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